6.0
- Band: NIGHTRAGE
- Durata: 00:42:20
- Disponibile dal: 31/05/2024
- Etichetta:
- Despotz Records
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In un futuro distopico dove il mondo è stato vittima di un apocalisse nucleare, verosimilmente sopravvivrebbero gli scarafaggi, mutanti e…i Nightrage.
Al netto dell’umorismo macabro, il paragone con gli scarrafoni è solo per enfatizzare la resilienza della band greca, nata come un progetto parallelo di Gus G e Marios Iliopoulos quasi un quarto di secolo fa ed arrivata oggi al traguardo del decimo disco – con ben cinque cantanti diversi. Se l’avvicendamento dietro al microfono per la maggior parte delle band rappresenta un mezzo terremoto, nel caso dei Nightrage è passato quasi inosservato, fin dall’esordio con il turnista di lusso Tomas Lindberg: è così che, dopo dieci anni con Ronnie Nyman, le parti vocali del nuovo album sono ora appannaggio di Konstantinos Togas, primo cantante di origine ellenica nella storia del gruppo.
Se l’avvicinamento alla madrepatria trova riscontro anche dal punto di vista logistico – con le registrazioni del disco svoltesi ad Atene, insieme all’ex batterista Fotis Bernardo – dal punto di vista musicale le coordinate restano saldamente ancorate nei dintorni di Gothenburg, con il roccioso melo-death debitore della scena svedese anni Novanta ad accompagnare un concept lirico sulla dissoluzione dell’umanità.
In questo “cambiare tutto per non cambiare nulla” in realtà si avverte un leggero calo d’ispirazione: canzoni come “Euphoria Within Chaos”, “Persevere Through Adversity”, o “Echoes Of A Dead World” sanno ancora mescolare alla perfezione la potenza e gli hook melodici tipici del genere, ma i frangenti più moderni come “Deadliest Sin” o “Pierce The Soul” hanno una presa meno immediata rispetto a “The Puritan” o “Abyss Rising”.
La vena più aggressiva, dalle influenze thrash di “Obey The Hand” al drumming forsennato della title-track, evidenzia un avvicinamento al loro sound degli esordi, per quanto nel loro caso le deviazioni stilistiche in questi anni siano state nell’ordine dei centimetri.
Il decimo sigillo discografico non aggiunge dunque nulla di nuovo alla discografia della band di origine ellenica, ma chi li ha sempre seguiti con interesse non mancherà di apprezzare la coerenza stilistica di “Remains Of A Dead World”.
