7.0
- Band: NIGRUM
- Durata: 00:49:20
- Disponibile dal: 22/11/2024
- Etichetta:
- Iron Bonehead Prod.
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Seconda prova in studio per questa formazione internazionale (messicano-danese), di stanza in Svezia, che avevamo conosciuto due anni fa grazie al debutto “Elevenfold Tail”, un dischetto passato in cuffia tutto sommato senza colpo ferire.
Per fortuna, “Blood Worship Extremism” non fa lo stesso effetto, rivelandosi più a fuoco e compatto del suo predecessore: certo, i quattro ragazzi creano nulla di sconvolgente, rimanendo nel solco di un black metal violento, molto riverberato, che incorpora facilmente influenze death metal (Degial, Angelcorpse), ma fanno un buon lavoro di songwriting, portando a casa alcune tracce interessanti.
Perciò se la title-track funge perfettamente da brano manifesto – aggressiva, grezza e spiritata, con il basso che affiora piacevolmente qua e là – “Where Mountains Collide” sfodera un riff assassino, dal sapore epico e melodico, che sa tanto di Taake (forse troppo); il risultato in ogni caso è positivo, cambi di tempo e derive black’n’roll comprese.
Anche “Splendor Of The Old World” e “Telestic Gateways” trovano il modo di farsi fa notare, la prima per il feeling necromantico, che prende – sul finale – giri black’n’roll scarni e trascinanti, la seconda per lo spazio dedicato a chitarra solista e batteria.
I restanti pezzi, tolta la breve strumentale “Beneath Turquoise Waters”, dissonante e atmosferica, si muovono lungo direttive simili, anche se meno personali e accattivanti, rimanendo sullo sfondo.
Il lato positivo è che i Nigrum sono stati capace di imprimere sostanza ad un caos sonoro solo apparente, molto ricco di riff e idee, sicuramente non originalissime, ma comunque ben gestite – si vedano le influenze thrash di “Murder Dweller” – e in grado di trasmettere un’attitudine convincente. Sul piano tecnico, nulla da eccepire: i Nigrum appaiono sul pezzo e la produzione si rivela adeguatamente cruda e ‘zanzarosa’ per una proposta caotica (almeno in superficie) com’è la loro.
In definitiva, un passo in avanti per questo quartetto, al quale il cambio di etichetta sembra aver giovato: certamente non un album che vi cambierà la vita, ma se apprezzate le ‘variazioni sul tema’ black scandinavo dal feeling invernale, e aborrite le produzioni patinate, date una chance a questo lavoro.
