NO RETURN – Machinery

Pubblicato il 21/04/2002 da
voto
7.0
  • Band: NO RETURN
  • Durata: 00:47:20
  • Disponibile dal: //2002
  • Etichetta:
  • Nuclear Blast
  • Distributore: Audioglobe
Streaming non ancora disponibile.

Che il thrash e il death metal stiano vivendo una specie di seconda giovinezza non è più una novitá ormai. Negli ultimi tempi infatti sono spuntate decine e decine di band dedite a questi generi che, grazie anche alla curiosità suscitata dal ritorno in pompa magna dei gruppi storici, sono riuscite a destare più di un interesse tra le schiere di metalhead affamati di metal estremo. Anche band in giro da diversi anni e che non erano mai riuscite piu’ di tanto a farsi notare si stanno ora togliendo diverse soddisfazioni ed è infatti il caso di questi No Return. Thrash dalle influenze death metal è infatti quanto ci offrono questi francesi, giunti con questo “Machinery” al sesto album della loro lunga carriera e che segna inoltre l’inizio della collaborazione con la tentacolare Nuclear Blast. Nelle undici canzoni che costituiscono l’album (dodici calcolando la conclusiva “Secret Face”, cover dei seminali Death di Chuck Schuldiner) sono rintracciabili elementi ed influenze che vanno dal classico thrash metal della Bay Area al moderno thrash-death svedese caro ai primi Soilwork, segno che la band, pur essendo sulla scena dal lontano 1989, ha seguito attentamente i recenti sviluppi del metallo estremo e si è tenuta al passo coi tempi. Nel corso dell’album non ci sono clamorosi cali di tono ed è quasi palpabile l’esperienza e tutta la passione della band che è riuscita a mantenere le composizioni sempre su livelli piu’ che discreti e – in brani come la title track o “Resurrection” – addirittura ad entusiasmare, pur non proponendo nulla di realmente innovativo. Abbiamo trovato davvero interessante l’utilizzo dei synth, i quali in alcuni brani, si ritagliano uno spazio ed un’importanza considerevoli, dando una dimensione in più e un che di futuristico al sound dei Nostri. E’ buona inoltre la prova del singer Steeve Petit, bravo ad alternare growls e vocalizzi puliti, che fanno capolino in alcune aperture atmosferiche, e degni di nota gli assoli, che pur non essendo iper tecnici sono piuttosto ispirati e di buon gusto. Insomma, di certo questo “Machinery” non sarà un disco fondamentale, ma nel suo genere è sicuramente valido e crediamo che gli amanti di queste sonorità più attenti all’underground non faranno fatica ad apprezzarlo.

TRACKLIST

  1. Violator
  2. The Recycler
  3. Machinery
  4. Synthetic
  5. Disillusion
  6. Virus
  7. Resurrection
  8. Disease
  9. Dynamo
  10. The Last Act
  11. Biomechanoid
  12. Secret Face (Death cover)
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