9.0
- Band: NO USE FOR A NAME
- Durata: 00:35:25
- Disponibile dal: 15/02/1995
- Etichetta:
- Fat Wreck
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Se il 1994 è stato l’anno che ha (ri)portato il punk rock in classifica, anche il ’95 può considerarsi un’ottima annata per la vendemmia californiana, grazie a “…And Out Come The Wolves” dei Rancid, “Hoss” dei Lagwagon e “Leche Con Carne!” dei No Use For A Name. Dopo aver scaldato i motori con i due primi lavori (“Incognito” del 1990 e “Don’t Miss The Train” del 1992), la formazione capitanata da Tony Sly trova la sua consacrazione definitiva nel debutto per la Fat Wreck Chords di Fat Mike, in un perfetto equilibrio tra il sound più hardcore degli esordi e il gusto melodico che caratterizzerà i lavori successivi, soprattutto a partire da “More Betterness”. Sul fronte più metal troviamo tracce senza tempo come “Justified Black Eye” (dal testo purtroppo ancora attuale), “Couch Boy”, “51 Days” (ispirata alla strage di Waco), “Fields Of Agony” (sulle guerre condotte dagli USA), nonchè la doppietta composta da “Wood” e “Alone”. Sul versante più melodico, invece, a spiccare è senza dubbio “Soulmate”, singolo di lancio nonché primo video della Fat Wreck ad apparire su MTV, ma anche le varie “Leave It All Behind”, “Straight From The Jacket” e “Fatal Flu” conquistano subito per il loro appeal immediato, senza tuttavia lambire la faciloneria che farà la fortuna del pop punk a cavallo del nuovo millennio. Menzione a parte per l’inconfondibile cover di “Redemption Song” – la migliore, insieme a “Fairytale Of New York”, tra i numerosi tributi realizzati da Tony Sly negli anni – e per la conclusiva “Exit”, cui segue come ghost track un minimedley che comprende tra le altre le cover di “Basket Case”, “My Sharona”, “We’re Not Gonna Take It” e “Walk This Way”. Spinto a dovere dalla produzione di Ryan Green (reduce da “Punk In Drublic” dei NOFX l’anno precedente), “Leche Con Carne!” cristallizza fin dalla fumettosa cover l’essenza dello skate-punk californiano anni ’90: pensare che i NUFAN accompagnarono quell’anno gli Offspring nel tour di “Smash” rende l’idea del momento magico di quelli anni, ma a distanza di oltre un quarto di secolo resta ancora oggi un classico senza tempo.
