7.5
- Band: NOAM BLEEN
- Durata: 00:24:30
- Disponibile dal: 20/01/2016
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“Adoriamo le distorsioni valvolari heavy, quelle che oggigiorno sentiamo troppo poco. Scriviamo musica pensata per gli hi-fi, non per gli auricolari”.
E’ con queste roboanti parole che si presentano a noi questi ragazzi Sardi, un trio che si è divertito in sala prove finora, e che si è finalmente deciso a fare il grande passo e a mettere la propria proposta musicale su disco. La dichiarazione d’intenti iniziale dei Nostri trova, effettivamente, riscontro reale nella musica, regalandoci un prodotto vero e consistente, che può essere collocato idealmente a metà strada tra le soluzioni pop dei Glassjaw e la scarica adrenalinica degli Helmet, trasportando letteralmente l’ascoltare vent’anni indietro, nella fumosa e umida New York della seconda metà degli anni ’90. Cinque tracce (e due interludi) per un concentrato di alternative metal morbido ma non annacquato, distorsioni d’antan, hook catchy da morire e ritmiche costantemente in primo piano tengono sempre alta la tensione nel corso di tutti questi venticinque minuti di musica, non facendoci perdere il filo o distogliere l’attenzione per un secondo. Tra gli episodi più riusciti ci sentiamo di consigliarvi l’opener “Underplay”, molto “Feeder” nel suo evolversi, e la super evocativa “Vent Your Spleen”, dove gli Alice In Chains sembrano abbracciare i Deftones di “White Pony”. Menzione a parte la merita la notevolissima ugola del giovane chitarrista e mastermind Antonio Baragone, il quale potrebbe tranquillamente competere, per timbro ed espressività, coi numi tutelari della scena d’oltreoceano. Fate immediatamente vostro questo piccolo gioiellino, e smettetela di lamentarvi di come in Italia la scena underground sia morta.
