7.5
- Band: NOCTURNUS AD
- Durata: 00:50:00
- Disponibile dal: 17/05/2024
- Etichetta:
- Profound Lore
Il richiamo al passato è sempre presente nel suono dei Nocturnus AD. E gli statunitensi dimostrano ancora una volta che il loro leggendario suono non è affatto una reliquia dimenticata, ma piuttosto un filo conduttore che attraversa generazioni di appassionati di (death) metal. Il loro ultimo album, “Unicursal”, si staglia come il logico successore di “Paradox”, risalente ormai a cinque anni fa, sia a livello stilistico che di resa sonora. Un cambiamento sottile ma evidente si fa tuttavia notare fin dalle prime tracce. Le ritmiche e lo sviluppo generale dei temi sembrano meno frenetici rispetto a una volta, forse un riflesso naturale dell’invecchiamento dei musicisti, soprattutto del batterista e cantante Mike Browning. Detto ciò, questa leggera diminuzione della velocità media non toglie granchè alla potenza e alla profondità del sound dei Nocturnus AD. Anzi, permette ai riff e alle atmosfere di respirare in modo più ampio e articolato. Brani come “Mesolithic” o la più arcigna “Yesod, the Darkside of the Moon” sono esemplari in questo senso, con un respiro melodico che cattura l’ascoltatore in un vortice di suggestioni evocative, mettendo in primo piano un’agilità e un’ariosità che sinora non erano mai state approfondite con un simile trasporto.
In ogni caso, dalle prime note dell’opener “The Ascension Throne of Osiris”, si può godere di un effetto nostalgia ascoltando le atmosfere sci-fi e i bordoni di tastiera dalle sonorità aeree, sotto cui si inserisce un ritmo insinuante, incisivo ma appunto mai sopra le righe. Come già sottolineato ai tempi di “Paradox”, il lavoro chitarristico non può vantare lo stesso ingegno di quello in dote a dischi come “The Key” e “Thresholds”, ma, nel suo insieme, il songwriting funziona magistralmente, con strutture circolari e un rincorrersi delle melodie che riescono comunque a riportare a quei Nocturnus “corrieri cosmici death metal” di ormai oltre trent’anni fa.
Un punto di discussione potrebbe invece essere la ripetitività delle metriche vocali nel corso dell’album: è innegabile che ciò possa derivare dalla duplice responsabilità dell’ormai sessantenne Browning, che, come noto, non solo guida il ritmo alla batteria ma si incarica anche della voce. Tuttavia, questo non dovrebbe oscurare il fatto che la sua abilità nel mantenere l’energia e l’intensità delle performance rimanga notevole.
La tastiera continua poi ad essere un elemento distintivo della proposta, anche se alcuni fraseggi possono suonare un po’ datati. Tuttavia, è proprio questo tocco retrò che contribuisce a rendere la band così riconoscibile. Dopotutto, ci troviamo di fronte a una formazione che ha le sue radici ben salde nei tardi anni Ottanta e nei primi Novanta, e ciò che gli appassionati o cosiddetti die-hard fan si aspettano non è tanto l’innovazione, quanto piuttosto la conferma di un sound caratteristico corroborato da un’ispirazione degna di questo nome.
Il marchio di fabbrica del death metal ‘tastieristico’ dei Nocturnus AD rimane per fortuna avvincente proprio perché è attentamente misurato. Le tastiere non sovrastano mai gli altri strumenti, ma piuttosto si intrecciano con la chitarra e la sezione ritmica in modo armonioso, creando un tappeto sonoro stratificato e coinvolgente.
A conti fatti, “Unicursal” è insomma un altro tassello prezioso nel percorso dei Nocturnus AD in questa loro ultima parte di carriera. Pur mantenendo salda la propria identità sonora, la band dimostra di essere ancora in grado di offrire qualcosa di fresco e coinvolgente, grazie a pochi ma efficaci accorgimenti nella struttura e nell’interpretazione. Il suono della band, seppur radicato nel passato, continua a risuonare con una vitalità e un’energia di tutto rispetto, per un risultato finale che sicuramente farà drizzare le orecchie a molti fan della prima ora.
