:NODFYR: – Eigenheid

Pubblicato il 31/03/2021 da
voto
7.0
  • Band: :NODFYR:
  • Durata: 00:40:56
  • Disponibile dal: 05/03/2021
  • Etichetta:
  • Ván Records
  • Distributore: Audioglobe

Al crocevia tra paganesimo, folklore tradizionale e metal questa volta troviamo i :Nodfyr:, formazione olandese dalla storia decennale arrivata infine al primo full-length, rilasciato per la tedesca Ván Records. “Eigenheid” è un bel viaggio introspettivo, in compagnia delle sonorità solennemente epiche musicate dal gruppo di Veluwe: la fascinazione per i panorami naturali ed incontaminati tipici della propria regione, raccolta ad esempio nella sentita “Gelre, Gelre”(in onore proprio della natale Gelderland), la ricerca della parte più profonda del proprio io e la stratificazione storica si mescolano con le sonorità perennemente in bilico tra l’heavy metal più roccioso, ben evidenziato negli assoli e nella muscolarità dei riff, sporcato di doom quanto basta per renderlo insieme epico e quasi sacrale, e una certa fascinazione per i momenti più intensi di quell’orda pagana guidata dai Primordial (ascoltare “Bloedlijn”, con il suo rimbombo dei tamburi e l’andamento cadenzato o la finale “Nagedachtenis”, con il proprio vibrante cordoglio, sicuramente tra i pezzi migliori del disco per ispirazione ed atmosfere), senza però averne – per ora – l’ardore disperato. Il cantato in lingua madre (coadiuvato in alcuni passaggi dalla soprano Tineke Roseboom) si sposa bene con le tonalità vocali, basse e tremebonde quanto basta sia nelle parti heavy galoppanti che in quelle più rallentate, che in “Wording”, ad esempio, risultano particolarmente trascinanti, mentre il comparto ritmico sorregge con calore l’architettura delle canzoni (“Zelf”).
Eppure, nonostante la discreta bontà della proposta, manca ancora un po’ di fluidità nel conciliare le due anime di cui si parlava poco fa, non completamente amalgamate in alcuni passaggi. L’iniziale “Mijn oude volk” può esserne un esempio: la canzone in sè è coinvolgente, con le parti più rallentate e ‘cerimoniali’ accompagnate dalle tastiere e quelle più veloci sorrette da una bella batteria tirata, però manca quel pochino di labor limae in più per renderla omogenea quanto basta; ma con un po’ di rodaggio crediamo siano imperfezioni che verranno limate. L’unica parte che ci ha fatto un po’ alzare il sopracciglio è stata “Driekusman”: come si legge nelle note, è una canzone tradizionale olandese, ma questo non basta a nascondere il fatto che il suo ritmo allegro, festaiolo e un po’ da osteria dopo qualche pinta di birra, stoni con la più raccolta atmosfera generale del disco, anche per la propria posizione esattamente al centro della tracklist; peccato per le piccole sbavature, perchè altrimenti sarebbe stato un album davvero ben riuscito. Nonostante tutto, rimane consigliato per tutti i viandanti che camminano assorti nelle intersezioni dei generi ammantati di natura, leggende e riffoni grantici.

TRACKLIST

  1. Mijn oude volk
  2. Gelre, Gelre
  3. Wording
  4. Driekusman
  5. Bloedlijn
  6. Zelf
  7. Nagedachtenis
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