NOFX – Punk In Drublic

Pubblicato il 17/08/1994 da
voto
9.0
  • Band: NOFX
  • Durata: 00:37:07
  • Disponibile dal: 19/07/1994
  • Etichetta:
  • Epitaph

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Se nel ’94 il punk rock conquista classifiche, il merito principale è sicuramente di album come “Dookie” e “Smash”, ma questo ritrovato interesse per il genere ha anche un effetto collaterale positivo per altre band californiane, compresi quei NOFX che l’anno prima avevano portato con con sé i The Offspring nel loro primo tour europeo. In attività dal 1983, il quartetto losangelino esordisce nel 1988 con l’ancora acerbo “Liberal Animation”, battesimo di una discografia che andrà in crescendo raggiungendo il suo momentaneo apice nel 1992 con “White Trash, Two Heebs And A Bean”, primo disco registrato col chitarrista El Hefe. Forte di una line-up ormai rodata (e tuttora invariata) Fat Miike e soci cambiano il produttore – dallo storico Brett Gurewitz, chitarrista dei Bad Religion e proprietario della Epitaph, a Ryan Greene, già al lavoro coi Megadeth su “Countdown To Extinction” – ma a parte questo non c’erano particolari differenze nelle sessioni di “Punk In Drublic”, acronimo di ‘drunk in public’. Il disco parte a bomba con “Linoleum”: due minuti e dieci secondi passati alla storia e oggetto di migliaia di cover (al punto da essere autocoverizzata dagli stessi autori nell’ultimo “The Single Album”), nonostante non sia mai stata rilasciata come singolo e non abbia nemmeno lo straccio di un ritornello. Lo stesso approccio guida la più orecchiabile “Leave It Alone” (qui il ritornello c’è, con tanto di ‘na na na na na’), unica canzone per cui fu girato un video mai uscito su MTV, mentre “Dig” si distingue per uno stacco di trombone (suonato da Chris Dowd dei Fishbone). Il minuto e mezzo di “The Cause” passa via in fretta, ma soprattutto funge da trampolino di lancio per la più ruvida “Don’t Call Me White”, classico immancabile ai concerti grazie ad un chorus entrato nella storia del genere. Dopo l’intermezzo reggae cazzone di “My Heart Is Yearning”, è tempo per altri due instant classic: la politicizzata “Perfect Government”, cover di Mark Curry resa in pieno NOFX-style, e l’OI! di “The Brews”, autoironica presa in giro degli ebrei (qual è appunto Fat Mike). Superato il lato A si entra in una zona forse meno nota al pubblico occasionale ma non per questo meno meritevole di attenzione: la parentesi strumentale di “The Quass” (quasi metal), la tiratissima “Dying Degree”, il duetto con la sgraziata Kim Shattuck delle Muffs su “Lori Meyers”, lo ska-core di “Reeko” e “Scavenger Type” sono solo alcune delle chicche che caratterizzano il lato B, prima della ghost track affidata agli outtake cartooneschi di El Hefe. Il successo di “Punk In Drublic” sarà per certi versi clamoroso – mezzo milione di copie in patria e altrettanti nel resto del mondo, uscendo su un’etichetta indipendente e senza spinta di TV/Radio – e, complice il momento storico, porterà una corte serrata dalle major di turno, tutte rispedite al mittente. Non saranno gli unici a restare indipendenti ma, quale sia la ragione alla base della scelta di Fat Mike (coerenza punk, convenienza avendo lanciato la propria etichetta o pure e semplice paraculaggine) il loro resta il rifiuto più rumoroso insieme a quello dei Rancid. Il futuro come noto porterà in dote altri album di buon livello, ma è qui e ora che il NOFX-sound si cristallizza nella sua forma più pura.

TRACKLIST

  1. Linoleum
  2. Leave It Alone
  3. Dig
  4. The Cause
  5. Don't Call Me White
  6. My Heart Is Yearning
  7. Perfect Government
  8. The Brews
  9. The Quass
  10. Dying Degree
  11. Fleas
  12. Lori Meyers
  13. Jeff Wears Birkenstocks
  14. Punk Guy
  15. Happy Guy
  16. Reeko
  17. Scavenger Type
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