NOMAD – Transmogrification (Partus)

Pubblicato il 31/03/2020 da
voto
8.0
  • Band: NOMAD
  • Durata: 00:32:49
  • Disponibile dal: 27/03/2020
  • Etichetta: Witching Hour
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In contemporanea con il secondo full-length dei Me And That Man di Nergal, giunge anche per Seth il momento di rispolverare il suo progetto parallelo, divenuto in realtà tale solo dopo l’ingresso nelle fila del colosso Behemoth una quindicina di anni fa. E come spesso accade quando si parla di una creatura temibile apparentemente sprofondata in un sonno eterno, il risveglio è di quelli in grado di lasciare basiti per potenza, efficacia e capacità di adattarsi al nuovo habitat.
Perchè i Nomad di “Transmogrification (Partus)” non sono esattamente quelli che nell’ormai lontano 2011 diedero alle stampe “Transmigration of Consciusness”, primo tentativo di dare una connotazione atmosferica al death metal di matrice polacca che ne aveva contraddistinto il percorso musicale fino a quel momento. Ricettivo nei confronti degli stimoli provenienti dal panorama underground, il sound del gruppo si è arricchito facendosi compiutamente spirituale e introspettivo, sebbene questo passo avanti in termini stilistici non abbia intaccato la proverbiale aggressività di partenza. D’altronde, con una sezione ritmica oggi amministrata dalle frustate di Inferno dietro le pelli e dal basso prepotente di Orion, l’impatto è garantito, fornendo alla chitarra del leader un solido apparato su cui imbastire il proprio pellegrinaggio e le proprie divagazioni cosmiche.
Arpeggi lasciati vibrare in una stasi ottenebrante, continui giochi di stratificazione e chiaroscuro, un andamento sinuoso che assimila sia parti cadenzate che strappi lancinanti, lievi pennellate black metal… sono solo sette i brani inclusi nella tracklist, ma la mole di soluzioni adottate – unita alla sensazione che qualcosa rimanga sempre imperscrutabile e sullo sfondo – porta a credere che il disco superi la sua durata effettiva (poco più di mezz’ora).
Metallo della morte che, più che aggredire il corpo, strega i sensi proiettandoli verso costellazioni aliene e minacciose, in un rito sciamanico che vede gli onnipresenti Behemoth vestire i panni di officianti insieme a Bolzer, Inquisition e Sulphur Aeon. Un comeback inaspettato e appagantissimo a cui basta la sola “The Graceful Abyss” per imporsi fra le uscite più interessanti di questo inizio 2020, riconfermando gli alti livelli di ispirazione che guidano la penna del chitarrista polacco.

TRACKLIST

  1. A Wanderer Without a Shadow
  2. In the Hands of Progression
  3. Clouds of Hills
  4. Nomadeus
  5. Pantocrator
  6. The Graceful Abyss
  7. Inconsolable Longing
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