NOVAE MILITIAE – Gash’khalah

Pubblicato il 08/05/2018 da
voto
7.0
  • Band: NOVAE MILITIAE
  • Durata: 00:55:10
  • Disponibile dal: 17/04/2018
  • Etichetta: Argento Records
  • Distributore:

Dopo una prima tiratura molto limitata uscita l’anno scorso,  che non aveva goduto di grande distribuzione, il primo full length della band francese riemerge dal fango della Senna come un Grande Antico dotato di branchie e assetato di sangue, e ci offre come da similitudine precedente un concentrato di malignità putrescente e annichilente; in certe parti strizzando quasi l’occhio all’estremismo inclassificabile di band come Grave Upheaval, ma guardando soprattutto a una perfetta sintesi delle istanze sonore che caratterizzano il black metal transalpino: c’è la lezione dei maestri Deathspell Omega nell’evocatività ossessiva, la cattiveria marcescente degli Aosoth e l’aggressività degli Arkhon Infaustus, soprattutto nelle linee vocali terrificanti messe in campo in questi otto brani. Farsi conquistare da questo grimorio musicato è un risultato tutt’altro che facile o immediato, e se paradossalmente al primo passaggio “Gash’khalah” colpisce per l’impatto sonoro monolitico, con i successivi ascolti dapprima si percepisce un senso di repellente e voluta ostilità, quasi che i Novae Militiae vogliano espressamente tenere nascosto il proprio percorso esoterico (evidente anche nei titoli dei brani) dietro l’assalto disturbante, messo particolarmente in campo nella prima metà dell’album; dall’opener “The Chasm Of The Cross” alla caotica “Koakh Harsani” è infatti difficile trovare un momento di respiro dietro il caos generato dai riff vorticosi e dal lavoro incessante della batteria, anche se si possono già notare raddoppi di chitarra pulita, perfetti per alimentare il senso di mistero che permea il disco.  Si scoprono poi variazioni, brevi rallentamenti che paiono permettere di sfuggire al gorgo abissale (come all’inizio di “Annunciation”) e cadenze più sulfuree (“Fall Of The Idols”), anche se il finale viene affidato a un brano particolarmente violento – e per certi versi più ‘canonico’ – ossia “Seven Cups Of Divine Outrage”, che grazie a un reprise finale di puri effetti catacombali chiude perfettamente questo viaggio all’Inferno. Altroché la passeggiata turistica nelle Catacombe di Parigi.

TRACKLIST

  1. The Chasm Of The Cross
  2. Daemon Est Deus Inversus
  3. Orders Of The Most-High
  4. Koakh Harsani
  5. Annunciation
  6. Black Temple Consecration
  7. Fall Of The Idols
  8. Seven Cups Of Divine Outrage
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