7.0
- Band: NOVEMBERS DOOM
- Durata: 01:08:21
- Disponibile dal: 15/07/2014
- Etichetta:
- The End Records
- Distributore: Masterpiece
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Ventidue anni di doom-death-gothic metal sulle spalle e, in barba ad ogni processo di invecchiamento più o meno precoce in atto, gli americani Novembers Doom hanno ormai preso e consolidato un’andatura di pubblicazione dischi (leggasi: tempistiche intercorrenti fra un full-length album e l’altro) costante e quasi regolare, dopo una prima parte di carriera piuttosto lenta e farraginosa in merito. Ormai votati, da quel capolavoro rispondente al nome di “The Novella Reservoir”, ad un approccio decisamente death metal al doom-gothic classico di scuola prevalentemente europea, i Nostri risfoderano gli artigli in questo luglio ballerino, poco consono ai calori estivi e decisamente piovoso; clima ideale, crediamo, per adombrarsi al cospetto della nuova opera targata Paul Kuhr & Co.: “Bled White” non brilla come il suo diretto predecessore, “Aphotic”, molto apprezzato da questo portale, ma ci presenta, ancora una volta, una formazione in grado di fornire prestazioni discrete/buone con pochissimi margini di insoddisfazione e/o errore. Ci si affida all’esperienza, insomma, lasciando al fruitore la libertà di emozionarsi o meno di fronte alle ben composte tracce della tracklist, forse – anzi, sicuramente! – troppo prolissa e con un paio di filler che poco o nulla aggiungono a quanto la band voleva esprimere a questa tornata. Ad esempio, la lunga suite finale “The Silent Dark”, arrivando in quella posizione, ovvero dopo già un’ora di musica monotematica, è alquanto dura da mandare giù fino alla fine, pur risultando, se estrapolata singolarmente dal resto, una canzone piacevole e non seconda alle altre. Fra le quali apprezziamo maggiormente, guarda caso, la più aggressiva e concisa “The Brave Pawn”, oppure le più varie e melodiche “The Grand Circle” e “Just Breathe”, quest’ultima al limite della semi-ballad. Il riffing della coppia Roberts/Marchese è al solito quadrato, marziale e tetragono, spaziante dai monolitici stacchi di Asphyxiana memoria alle fluidità malinconiche memori dei Katatonia, fino ad esplorare qualcosa di più tecnico, qualcosa che ci ricorda uno strano ibrido Nevermore/Machine Head. Buona la prestazione delle chitarre in sede solista, molti assoli sono davvero azzeccati ed ispirati, mentre il nuovo batterista Garry Naples ci pare all’altezza della situazione. Le note particolarità vocali dei Novembers Doom – growl catacombale ma intelligibile per le strofe, clean decadente e vagamente monocorde nei ritornelli – si perpetuano anche in “Bled White”, a volte centrando il bersaglio, a volte ripetendo soluzioni stucchevoli e che odorano di stantio. I ragazzi di Chicago, comunque, sono poco attaccabili da critiche feroci: il nuovo lavoro è l’ennesimo esempio di come il sostare a lungo in una scena, abbondando di costanza e determinazione, alla fine qualcosa paghi. Disco piacevole un po’ per tutti, dai deathster che non disdegnano parche dosi di voce pulita ai goticoni a cui piace fare del sano headbanging. Agli albori del decimo platter in studio, i Novembers Doom restano una bella sicurezza.
