NOVEMBRE – Classica

Pubblicato il 22/08/2018 da
voto
9.0
  • Band: NOVEMBRE
  • Durata: 00:49:43
  • Disponibile dal: 15/01/2000
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: Self

Difficile scrivere di un album come “Classica” senza ripensare al contesto nel quale uscì: durante la fine degli anni ’90 il metal mondiale stava vivendo una sorta di ridefinizione, uscivano dischi che rimettevano in discussione generi ed eredità e in Italia si stava vivendo una sorta di apertura al mondo esterno grazie anche al power metal che stava esplodendo sulla scia di Rhapsody, Labyrinth e sodali. Non di solo spade e draghi viveva la nostra penisola, però, e, a conferma di ciò, “Classica” si pone tra i dischi più rappresentativi di un periodo e di una band in continua evoluzione e che non ha mai replicato la stessa formula. E anche il terzo disco dei Novembre gode di tale impetuosità creativa: figlio spurio delle due prove precedenti, ne riassume i chiari e gli scuri, le malinconie e le lancinanti disperazioni creando una dinamica tangibile tra una tristezza suadente e scatti di cieca rabbia.
“Classica” irrompe sulle scene con una risonanza ben più ampia di quanto fino allora possibile grazie al contratto con Century Media, che fece sì che la musica dei Nostri potesse arrivare a quante più latitudini possibile. Il gruppo dei fratelli Carmelo e Giuseppe Orlando nasceva sulla scia contemporanea di suoni che si potrebbero accostare a nomi quali Katatonia, Opeth, Anathema; ma, mai come in questo caso, assistiamo a un’autodemarcazione artistica che fa sì che i brani di questo nuovo lavoro, ancor più che prima, acquistino una vita propria ed un suono che non fatichiamo, anche a quasi vent’anni di distanza, a ricondurre ad uno stile personale proprio dei Novembre.
L’apertura ad opera di “Cold Blue Steel” è diretta, tramortisce con il suo impatto e il suo costante groove, mette immediatamente in luce tanto una produzione finalmente in grado di dare giustizia alle composizioni quanto una band coesa e volta al fine ultimo dell’esposizione corale. I growl di Carmelo trasudano sofferenza, così come le clean vocals diventano più eleganti; mentre la sezione ritmica guidata da Giuseppe Orlando opta per un passo indietro, rimettendo la batteria al servizio del pezzo (a differenza di qualche momento passato nel quale alcuni passaggi risultavano tanto interessanti quanto un po’ eccessivi). Gli strumenti sono in continuo peregrinare, una perenne creazione di trame e sottotrame che ora esplodono in ferocia, ora bloccano il respiro con arpeggi che ci tengono in sospeso, pronti ad attendere l’inevitabile deflagrazione. “Tales From A Winter To Come” esemplifica perfettamente questa condizione di chiaroscuro, così come brani presto divenuti classici – “Nostalgiaplatz” e “My Starving Bambina” – puntano su delle corde gotiche che a fatica devono aver abbandonato chi aveva acquistato questo disco all’epoca, tra passaggi romantici e ampie aperture distorte. Momenti che portano all’irruenza di “Love Story”, un lamento senza sosta, pura trasfigurazione di sensitività in musica, un pezzo che con la sua ritmica e la sua emotività fa a modo suo da curvatura dell’intero lavoro, aprendo alle note più rallentate e pesanti, quasi doomy, di “L’Epoque Noire (March The 7th 12973 A.D.)”, che pur irromperà in una parte strumentale estremamente evocativa e quasi thrash verso la fine. “Onirica East” apre invece, nuovamente, con un arpeggio suadente, sorretto dalla bassa voce di Orlando, il cui mood fa presagire una nuova immersione nei demoni del combo, tra intrecci chitarristici raffinati e circolari. Un caleidoscopio di diapositive continuamente cangianti rende questa, forse, la canzone più variopinta di “Classica”, cui segue una strumentale, “Foto Blu Infinito”, in cui un tono più interlocutorio dei precedenti smussa alcuni spigoli e a modo suo arricchisce in termini di passionalità. La struggente “Winter 1941” va a disegnare una storia di guerra che gronda interrogativi sulle condizioni umane, dove la tensione generata dalla sezione ritmica in contrasto con le costruzioni chitarristiche, qui, cresce fino a un culmine che lacera il suono stesso, sprofondando in un nero momento centrale che prende fiato e, a brandelli, si rialza e ci porta alla fine di questo viaggio, dove “Outro – Spirit Of The Forest”, con un richiamo alla seconda traccia del platter, fa calare il sipario su “Classica”.
L’album è certamente tra i più importanti della discografia dei Novembre, che da qui hanno acquisito una notorietà e una consapevolezza nei propri mezzi che li ha portati a (ri)modellare continuamente le proprie forme, nonché si tratta di uno tra i dischi più rappresentativi del metal italiano tutto. Può non essere per forza un lavoro da amare a tutti i costi, ma non conoscere quest’opera equivale ad aver mancato un tassello chiave della scena tricolore e delle sue molte sfaccettature. Immancabile in una discografia che si rispetti.

TRACKLIST

  1. Cold Blue Steel
  2. Tales From A Winter To Come
  3. Nostalgiaplatz
  4. My Starving Bambina
  5. Love Story
  6. L'Epoque Noire (March The 7th 12973 A.D.)
  7. Onirica East
  8. Foto Blu Infinito
  9. Winter 1941
  10. Outro / Spirit Of The Forest (Tales... Reprise)
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