7.0
- Band: NOVOMUNDO
- Durata: 00:48:02
- Disponibile dal: 01/03/2026
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Anche nel panorama metal italiano c’è un bel sottobosco hardcore, ultimamente, ma quando si parla di uscire dalle correnti melodiche, estreme o classiche significa addentrarsi in una nicchia, soprattutto per quanto riguarda le correnti ‘groove’ influenzate da gruppi che, anche nel Bel Paese, hanno un’estesa base di fan.
E’ un piacere quindi ascoltare il debutto dei Novomundo, band nata nel 2012 vicino a Roma che ha sviluppato negli anni la propria proposta sulle coordinate di Pantera, Machine Head, Gojira, Lamb of God, Sepultura e Slipknot, personalizzando la propria proposta con un twist etnico-tribale.
Dopo alcuni cambi di line-up, la formazione si è stabilizzata sul quartetto composto da Valerio Cristiani (voce), Carlo Ridolfi e Fabio Ciccone (chitarre) e Fausto Idini (batteria), che dopo qualche demo ed EP arriva al debutto ufficiale con “The Cursed Cult”, in maniera completamente indipendente.
Sin dai primi ascolti, questo appare come un album compatto e dalle sonorità ben definite, proveniente da una formazione affiatata con un sound maturo e strutturato.
Pur rientrando propriamente nei confini del groove metal, non ci sono motivi particolarmente orecchiabili, memorizzabili o attraenti come nei gruppi citati poco sopra, forse in rigetto alla piega prettamente melodica della musica italiana generalista: soprattutto nel lavoro di voci c’è quell’impronta oscura e lugubre più strettamente legata al death, sostanzialmente estrema e senza aperture di sorta. Anche il comparto musicale non è quasi mai lineare, servendo spesso e volentieri finezze abbastanza tecniche senza mai esagerare. Parlando di inserti etnici e world music, il pensiero va naturalmente a Sepultura e Soulfly, ma a parte l’integrazione di strumenti inusuali non c’è nessuno stretto rimando.
Tra i brani migliori citiamo “Bokor”, dove l’implosione che anticipa un ritornello crea un contrasto esplosivo, “Maitresse La-Sirene” ed il suo pianoforte perfettamente integrato nel riffing, “Deathless” e i suoi passaggi atmosferici ed evocativi e infine “The Coven”, che con il suo incedere heavy evoca una versione elaborata ed artistica dei Machine Head.
C’è tanta carne al fuoco e tanto da assimilare nel death-groove dei Novomundo, ed il fatto stesso che il disco sia un concept volto ad esplorare il voodoo haitiano e dell’Africa occidentale, esplorando storie e caratteristiche delle sue divinità come metafore per trasmettere i messaggi principali dell’album, testimonia il livello di cura e maniacalità di questo progetto, in cui nulla è lasciato al caso.
La densità, la crudezza e l’intransigenza sonora uniti ai passaggi tecnici e agli svariati cambi di tempo però possono appesantire l’ascolto, e anche se sicuramente il senso di disagio e instabilità emotiva sono probabilmente ricercate, far girare il disco dall’inizio alla fine non è sempre fluido e semplice.
Per chi è disposto ad un ascolto attento, “The Cursed Cult” è sicuramente un debutto interessante, un biglietto da visita capace di presentare sicuramente la band laziale come realtà già matura e da tenere nei radar.
