8.5
- Band: NUCTEMERON
- Durata: 00:41:15
- Disponibile dal: 13/03/2026
- Etichetta:
- I Hate Records
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Dopo dodici anni di attività, una manciata di EP, un live, una raccolta e due split con cavalli di razza come Nocturnal e Nunslaughter, i tedeschi Nuctemeron arrivano al tanto atteso primo full-length della loro carriera dal titolo “Demonic Sceptre”. Un malvagissimo inno al black/thrash/speed metal più reazionario e oltranzista, composto da otto pezzi, un intro e una godibilissima cover di “Angel Dust” dei padri fondatori Venom.
Che dire? Tanta, tanta roba. Ce ne fossero di band come il quartetto di Trier nella Renania-Palatinato, stato federato che, oltre ad aver dato i natali ai Desaster, è risultato anche tra i più attivi a lanciare formazioni dedite al revival del thrash metal teutonico negli anni Duemila, con nomi di livello come Nocturnal, appunto, e Cruel Force.
A lanciare questa dichiarazione di guerra contro le produzioni patinate è l’etichetta svedese I Hate Records, e bisogna dire che l’asse Svezia-Germania funziona alla grande, perchè i Nuctemeron sono una miscela davvero esplosiva tra il thrash metal teutonico della primissima ora – dunque, Sodom (su tutti), ma anche Kreator e Destruction – e il black/thrash metal anni Novanta dei carismatici Nifelheim.
I periodi di riferimento sono il triennio 1983-86, che vide la transizione della triade tedesca dallo speed al thrash metal, e la seconda metà degli anni Novanta, quando, oltre ai Nifelheim, apparvero sulla scena violentissime band black/thrash come gli australiani Deströyer 666, Vomitor e Gospel Of The Horns, giusto per citarne alcuni.
Alcuni pezzi come “The Bat”, “Under Devil’s Command” e “Rape From The Grave” hanno un’impostazione più speed/thrash metal caratterizzata da tante galoppate in d-beat sullo stile dei primissimi Tormentor/Kreator, Violent Force e Destruction, con l’influenza della band di Baden che emerge però anche in un pezzo più veloce come “Metallic Thunder”, impreziosito da un riff portante ultra-schizoide e iper-melodico di chiara impronta Mike Sifringer.
Per quanto riguarda la voce, il bassista/cantante Lunatic Aggressor riesce a unire l’irruenza tipica di Schmier alle tonalità più aspre e penetranti di Petrozza, il tutto ben bilanciato in un crescendo di intensità che sfocia verso uno screaming tipicamente black metal sullo stile di Hellbutcher Gustavsson. I richiami ai Nifelheim sono evidenti soprattutto nelle canzoni più improntate sulla velocità, come “Fuck Off!!! (In The Name Of Evil)” e “Burn My Skin To Leather”, in cui il batterista Christhunter (omaggio al mitico Chris Witchhunter?) dà prova di un’ottima padronanza dei blast-beat.
Non manca anche un pizzico di inaspettata originalità in “Brandish The Hammer Of Hell”, grazie a un’epica parte corale in chiave Bathory di “Hammerheart”, capace di uscire completamente dagli schemi dell’imperante massacro black/speed/thrash, senza stonare affatto nell’insieme. Convince alla grande anche la cover dei Venom citata all’inizio, giusto omaggio alle origini del metallo nero.
Come lascia intendere il nome della band, l’album è impregnato di un’atmosfera oscura e grezza al punto giusto per ricordare appieno i Sodom di “In The Sign Of Evil” e “Obsessed By Cruelty”, grazie a una produzione old-school firmata da Sascha Bastian, chitarrista e batterista dei Witching Hour, nonché proprietario degli studi di registrazione Journey Into Eternity.
A livello di concept, come si evince dalla cafonissima copertina da B-movie del filone ‘possessione demoniaca’, siamo perfettamente in linea con i dettami del genere riconducibili all’underground più diretto degli anni Ottanta tra satanismo, identitarismo heavy metal, scenari post-atomici ecc.
Il viaggio di sola andata a ritroso nel tempo vale anche per l’immagine della band, che è un’autentica orgia di borchie, abiti in pelle, cartucciere, teschi finti, face painting rigorosamente nero e croci rovesciate.
“Demonic Sceptre” è la dimostrazione di come nel 2026 la scena goda di ottima salute e continua a proporre talentuosi esempi di band in grado di far rivivere il sound primordiale della scuola speed/black/thrash metal, confermando i Nuctemeron tra le entità di punta di questa corrente insieme a Midnight e Deathhammer.
Il quartetto di Trier ci offre un disco onestissimo e senza pecche, un piccolo capolavoro dei giorni nostri il cui obiettivo primario è riportarci indietro nel tempo, quando il metal era spontaneità e non artificiosità. Un album top: perfetto esempio di revival old-school fatto a regola d’arte.
