7.0
- Band: NULLA+
- Durata: 00:31:58
- Disponibile dal: 15/03/2024
- Etichetta:
- These Hands Melt
I perugini Nulla+ (da leggersi Nulla Plus) nascono alla fine del 2015 da un’idea del polistrumentista Paolo Lombardi e si prefiggono di unire l’urgenza del black metal con quella dell’hardcore italiano, in un percorso non dissimile da quello intrapreso da diversi gruppi dello Stivale.
Oltre all’estremismo parossistico, alla registrazione ruvida, all’essenzialità della scrittura e degli arrangiamenti comuni a entrambi i filoni, ci si imbatte infatti in sporadici blast-beat più tipici del black metal e testi in italiano di tradizione hardcore nostrana; i punti in comune fra le due fonti di ispirazione sono molteplici e risalgono ai primi vagiti di entrambi i generi, filiazioni dirette del punk e del metal, e assicurano un’omogeneità di fondo che non viene mai a mancare lungo lo svolgersi dell’opera.
L’approccio generale ricorda i vecchi Bava di Milano, mentre la voce acuta e urlata e la semplicità e veracità delle chitarre rimandano ai primi Earthtone9, mischiati a un po’ di Mayhem di Maniac e Darkthrone più punk; tale essenzialità è da considerarsi sicuramente un punto di forza, sebbene a volte si abbia la sensazione che manchi qualcosa di un po’ più elaborato a rendere maggiormente avvincente la proposta. La ridotta durata dei pezzi, più di ascendenza punk/hardcore che black metal, aiuta a godersi il disco, che non ha momenti di calo nonostante l’inevitabile monoliticità di fondo.
I testi hanno un’importanza determinante, come è giusto che sia in un’opera di questo tipo; peccato non sia semplice distinguere le parole fra le urla della voce solista. Come si legge nelle note di presentazione, il filo conduttore dell’album è la follia del genere umano, che si annida non solamente ai margini della società, ma più spesso ancora nella solo apparentemente misurata e placida borghesia, che nasconde, più o meno consciamente, ma senz’altro in maniera ipocrita, i suoi agghiaccianti scheletri nell’armadio; se non la si trova, questa follia, addirittura ai piani più alti della società, nei circoli del potere, dove vengono decise le sorti del pianeta e si sancisce il destino di milioni di vite umane. Questa infermità mentale è la mente catturata, dalla locuzione latina ‘mente captus‘ che dà il titolo all’album e da cui deriva il termine italiano mentecatto
In generale un buon lavoro, giocato molto sull’impatto, che invoglia a seguire l’evoluzione di questa compagine umbra, già interessante, e dalla quale è lecito aspettarsi qualcosa di più sfaccettato nel futuro, come potrebbe essere la ricerca di una pars costruens da aggiungere alla già ampiamente sviluppata – e sbandierata – pars destruens.
