7.5
- Band: NUNSLAUGHTER
- Durata: 00:34:17
- Disponibile dal: 27/08/2021
- Etichetta:
- Hells Headbangers
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Parli del diavolo e spuntano… i Nunslaughter. Il combo americano, dispensatore seriale di EP (con “Black Death Phantom” dello scorso febbraio sono giunti a quota quarantaquattro), torna imperterrito in azione con il suo devil-metal: un marchio di fabbrica putrido e ferale, dove il death si mischia egregiamente a thrash, grind e hardcore, creando una poltiglia blasfema e violenta che, come sempre, trova il suo clone artistico nelle copertine a supporto delle varie produzioni, sempre sobrie e cangianti. Un discorso che si ripercuote sul nuovo “Red Is The Color Of Ripping Death” il quale si manifesta in tutto il suo marciume sette anni dopo “Angelic Dread”, glorificato ancora una volta dalla presenza dal deus ex machina della band, Don Of The Dead, ma orfano del suo fido compagno di merenda, Jim ‘Sadist’ Konya, scomparso nel 2015 a seguito di un ictus. Una dipartita che ha comunque lasciato il segno in questo nuovo full-length, che vuole essere pertanto una sorta di omaggio nei confronti del compianto batterista. Più di uno dei quattordici pezzi presenti, infatti, sono stati scritti dai due amici: una stesura rimasta tuttavia incompleta che trova solo ora la sua piena realizzazione. Ad accompagnare Don – impeccabilmente putrefatta la sua prestazione vocale – troviamo Tormentor (alias Noah Buchanan, già vocalist nei Solipsist) alla chitarra, Wrath alla batteria e Detonate al basso: una line-up compatta e maligna in grado di dar vita ad un album tanto brutale e perverso quando inappuntabile dal punto di vista esecutivo.
Benedetto da una produzione degna di tale sostantivo, “Red Is The Color Of Ripping Death”, come un perfetto tomo del male, ci elenca alla perfezione quattordici capitoli in cui vengono rielaborati in maniera certosina le molteplici rappresentazioni della lama anti-cristiana (da qui la maggior varietà rispetto al precedente album): da quelle più letali e taglienti (“Annihilate The Kingdom Of God”, “Beware Of God”, “Dead In Ten” e “Below The Cloven Hoof” con tanto di video in Pingu-style), a quelle sbrodolanti e sanguinolente (“Banished”, “Black Cat Hanging”, “The Devil Will Not Stray” e la sulfurea “Casket Lid Creaks”), senza dimenticare i massacri blasfemi dove il versante thrash affila ulteriormente la lingua biforcuta dello stesso Don (“Broke And Alone”, “To A Whore”, la title-track e “The Temptress”). Rigorosamente old school, sinonimo di garanzia, i Nunslaughter sigillano di rosso (è il caso di dirlo) l’ennesima casella: trentaquattro minuti che non conoscono tregua, che filano via con diabolico desiderio, come una leggiadra coltellata alla gola marchiata Devil-Metal.
