O.R.K. – Ramagehead

Pubblicato il 14/03/2019 da
voto
7.0
  • Band: O.R.K
  • Durata: 00:38:40
  • Disponibile dal: 22/02/2019
  • Etichetta: Kscope Music
  • Distributore: Audioglobe

La prendiamo di lato: i Porcupine Tree sono, in casa progressive, una delle band che manca di più agli appassionati di genere. Sembra quasi incredibile come le sonorità spazianti dal ruvido heavy metal (“Fear Of A Blank Planet”) a quelle più alternative (che oggi definiremmo indie) o più psichedeliche (“The Sky Moves Sideways”) abbiano tracciato una linea così marcata nei gruppi che sono succeduti alla band di Steven Wilson. Un grande spettro, dunque, che aleggia come un vero e proprio peso e che al tempo stesso allieta coloro che sono restati ancorati a certe sonorità specifiche, dimenticandosi di una certa sperimentazione. In questo senso di recupero di sonorità specifiche gli O.r.k., già reduci da un paio di buoni lavori, appaiono come uno dei seguiti più intriganti e riusciti che la Kscope sta offrendo.
Con “Kneel To Nothing” (opener e singolo dell’album) sembra quasi impossibile non ricordarsi di quella “Sleep Toghether” (lacrimuccia…) e l’associazione con la band inglese è presto fatta. Però proprio con una canzone come questa appare la parte meno interessante degli O.r.k., proprio quando si toccano delle corde di già sentito (oltre ai Porcupine Tree difficile non ricordarsi dei Riverside o dei Pain Of Salvation), che, forse, non intrigano più come nei primi anni Duemila, complice anche un video che risulta un po’ demodé e un immaginario troppo derivativo.  Stesso discorso per la successiva “Signals Erased”, ancora troppo legata ai precedenti lavori e forse pensata per una resa dal vivo, con quella convinzione che dove più si è ‘heavy’ allora più si piace.
Fortunatamente, però, l’album prosegue in una scia diversa, divenendo sempre più orientato in un senso vero di ‘ricerca di appeal’, onesta e ricercata, di cui – altrettanto fortunatamente – è ricco il nuovo fenomeno del prog rock, soprattutto in terra inglese. E soprattutto in etichette simbolo del genere come Kscope e Inside Out. Un discorso molto simile a quello che è avvenuto, infatti, ai Pineapple Thief, compagni dei Nostri in alcune date del tour. Con “Beyond Sight”, infatti, si vedono le grandi qualità personali di LEF, che sfodera un’intrigante prestazione vocale, forse meritevole di ancora più spazio; magari in un brano che avrebbe potuto osare ancora di più. Segue “Black Blooms” e il featuring con Serj Tankian: una canzone che riesce ad offrire in maniera ancora maggiore l’intenzione più d’appeal della formazione. E ancora meglio: con “Time Corroded” si arriva ad una ulteriore prosecuzione di livello e qualità, facendo emergere sempre di più le grandissime qualità di Carmelo Pipitone dei Marta Sui Tubi, un chitarrista rock di un gusto e un’efficacia assolutamente non comuni. Mastellotto e Edwin fanno la loro parte e si settano sui dettami della formazione, non volendo emergere più del necessario, ma finalmente integrandosi in uno stile che sta diventando sempre più autentico per gli O.r.k. e non solo per i musicisti coinvolti. Non siamo ancora arrivati al vero e proprio sound-O.r.k. in tutto e per tutto, ma una maturazione a livello di progetto è sempre più chiara.
I grandi spunti sembra che siano frenati da una forma-canzone ancora troppo ancorata ad un minutaggio che sta stretto la maggior parte delle volte (sono tutte canzoni sui 4 minuti), soprattutto a brani che avrebbero potuto dilatarsi ancora maggiormente, come la già citata “Beyond Sight” o “Down The Road”. La struttura del disco, poi, è anch’essa figlia di una volontà di concettualizzazione che tutto sommato non è così necessaria: lo spezzare in due parti un pezzo di un minuto (Some Other Rainbow pt.1) e di cinque (Some Other Rainbow pt.2), intervallate da un’altra canzone, soprattutto sul finale, sembra quasi forzato. Quel grande macigno del post-Porcupine Tree è sempre in agguato. E ancora una volta non può non venire in mente “Fear Of A Blank Planet”, una volta che le liriche – espressamente «sullo smarrimento quotidiano causato dai tempi incerti in cui viviamo e il costante sovraccarico di informazioni confusionarie al quale siamo tutti sottoposti» – diventano ancora una volta all’ordine del giorno. “Ramagehead”, in definitiva, è un buon album, ben suonato, che riesce a convincere proprio dove cerca di trovare l’aspetto più diretto di sé, dimenticandosi, quasi, di dover per forza di alzare le distorsioni, cercare una didascalia forzata e cercare necessariamente  di stupire. Da un progetto come questo si chiede molto. Che sono dei grandi musicisti lo si sapeva già.

TRACKLIST

  1. Kneel To Nothing
  2. Signals Erased
  3. Beyond Sight
  4. Black Blooms
  5. Time Corroded
  6. Down The Road
  7. Some Other Rainbow pt.1
  8. Strangled Words
  9. Some Other Rainbow pt.2
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