8.0
- Band: OBESE
- Durata: 46:10
- Disponibile dal: 01/06/2015
- Etichetta:
- Argonauta Records
- Distributore: Goodfellas
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Lo sludge pesante e lo stoner più desertico arrivano a toccare la terra dei mulini a vento con questo “Kali Yuga”, primo tassello discografico per il quartetto di Utrecht targato Obese. L’incedere di “Enion” è cosa chiara immediatamente: il suono è massiccio ed obeso quanto ci si potesse aspettare da un monicker di questo tipo. Gli olandesi questa volta ci sono andati durissimi coi fuzz e la polvere degli overdrive, riuscendo a catalizzare un sound veramente grassoccio e pompato come nelle migliori tradizioni di album stoner/sludge che si rispettino. Con “Rite Of Fire” si inizia a sentire il cambio tempo dei Fu Manchu più desertici, mantenendo sempre una attitudine personale, soprattutto nelle cazzutissime linee vocali. La titletrack è un macigno grondante gasolio fiammante e marciume da pattumiera messicana di frontiera che trascina con se i Crowbar, i Weedeater e i Torche più incazzosi. Pezzi heavy più canonici non mancano, soprattutto verso la fine del disco, ma sempre impreziositi da una dose di personalità che non lascia indifferenti e non lascia finire l’ascolto nel mero calderone delle infinite produzioni di genere. Poco importa – veramente – se il riff, il nome e il sound di “Red As The Sun” si sarà già sentito duemila volte: queste faccende stoner funzionano sempre quando la barba e la panza non sono contraffatte, e quando la maglietta dei Down è fradicia e bisunta. “Steamroller” è un’emblema della potenza catalitica di questo succulento disco d’esordio: un pezzo che se dal vivo dovesse suonare in maniera simile al disco potrebbe portare ad alcuni mancamenti tra le folla. E numerose sono le menzioni speciali di brani in questo lotto, come la granitica “Bow” che suggella il regno della distorsione gravida di grasso, polvere, fuzz, sporco, wah e metallo fuso o come la finale “Begatter The Dead Letter”, permeata di profezie esoteriche che suggellano il percorso finale del quarto yuga prima della fine del mondo. In soldoni: “Kali Yuga” è un disco corpulento e perfettamente in linea con quello che ci aspetta di sentire in questi casi sia a livello di suono che di composizioni e non servono molte parole per definirne la qualità. Un disco in cui il Dio dello Stoner riesce a pizzicare qualche corda (necessariamente in drop) e a lasciare soddisfatti quelli col palato e lo stomaco più bisognoso di porzioni abbondanti.
