OBSCURE BURIAL – Obscure Burial

Pubblicato il 26/12/2017 da
voto
7.5
  • Band: OBSCURE BURIAL
  • Durata: 00:36:32
  • Disponibile dal: 15/12/2017
  • Etichetta: Invictus Productions
  • Distributore:

Sentendo quest’esordio ufficiale degli Obscure Burial – prima due demo e una compilation che li racchiude – ci siamo posti una domanda: davvero sono gli stessi disordinati arruffoni visti all’opera all’Unconquered Darkness del 2016? Sì. Allora erano parsi dei ragazzi tanto entusiasti quanto limitati tecnicamente, incapaci di formalizzare in pezzi degni di questo nome la passionaccia per tutto quanto faceva extreme metal prima che le etichette ‘death’ e ‘black’ ne procedessero a una prima sommaria decodificazione. È passato un anno e mezzo e l’evoluzione è di quelle da ricordare. I punti di riferimento sono rimasti quelli, intatti e splendidi: Celtic Frost, Sarcofago, Possessed, gli Slayer dei primi due album, Death fino a “Leprosy”, Pestilence, Slaughter. A cambiare, è l’ispirazione nel songwriting e un estro inconsulto nell’estrazione di melodie folleggianti dal marasma infernale costituente il normale standard della formazione. Siamo allora al cospetto di uno sferragliare viscerale, assommante vistose reminiscenze agli acuminati artigli chitarristici sfoderati nella seconda metà degli anni ’80-primi ’90 dagli ensemble di cui sopra, che prende a seconda dei casi le sue mosse da un torbido riff di death floridiano, un singulto oltraggioso di thrash estremista, un cavernicolare rimestare doom. Suoni saturi, frastagliati, affilati e sporchi inondano le nostre orecchie, sospinti da un impeto che non conosce limiti e si presta a innumerevoli manipolazioni in corso d’opera. Dietro l’astiosità sregolata, appare abbastanza chiaramente un ventaglio di soluzioni inaspettato: balzi in un vago avanguardismo istintivo tipicamente novantiano, brevi contorsioni soliste, armonie lugubri, cambi di tempo irrazionali. Gli andamenti a strattoni, dettati da istantanee botte di adrenalina, segnano canzoni convulse, efficaci sia nelle trame serrate, sia nei break solisti e negli accartocciamenti attorno a spirali di suono denso e ribollente. La voce rauca e sgraziata vomita addosso improperi stralunati, l’unico modo possibile di cantare un tipo di musica tanto minaccioso, cruento e amorevolmente raccapricciante. Apprezzabili la durata stringata, l’assenza di filler e un puzzo di old-school inebriante: assieme ai Rude di “Remnants…”, affini allo spirito che guida le mosse dei quattro di Turku, il disco di death metal ‘anacronistico’ più interessante dell’anno.

TRACKLIST

  1. Lucilia Silvarum
  2. Imago Mortis
  3. Darkness Spawns
  4. I Spoke to Darkness (Black Deserts Divine)
  5. Transcending Deity
  6. Necrophagous Ritual
  7. Dweller in the Abyss
  8. Dawn of Eschaton
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