7.5
- Band: OBSCURE SPHINX
- Durata: 01:07:38
- Disponibile dal: 15/11/2013
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A distanza di due anni dalla pubblicazione del debutto “Anaesthetic Inhalation Ritual”, disco che ha permesso alla band di farsi un nome e di vincere l’importante New Blood Award nell’edizione 2012 del Summer Breeze, ritornano i polacchi Obscure Sphinx con “Void Mother”, un lavoro carico di promesse e buone speranze per quella che potrebbe essere una delle post-metal band più interessanti negli anni a venire. Poco noti in Italia, i Nostri poggiano le proprie forze su una cursiosa rilettura degli Isis di “Oceanic” e “Panopticon” in chiave epica e crepuscolare, quasi teatrale, affidando alle linee vocali della vocalist Wielebna il compito di donare al tutto un ricercato volto drammatico. Ancora privo di un contratto discografico di peso, il quintetto di Varsavia si è dimostrato fin da subito coeso e particolarmente convinto sul percorso artistico da seguire e “Void Mother” conferma quanto di buono era stato fatto, proponendo nuovamente una significativa dimostrazione di grande potenziale da non ignorare per nulla al mondo. La musica del nuovo lavoro targato Obscure Sphinx si rivela come un rituale nero manipolato dalle fila dominatrici della sacerdotessa Wielebna, un tappeto di riff e distorsioni al completo servizio di questa cerimonia maledetta, indetta dalla più instabile di tutte le adepte alla Grande Madre. Preghiere e urla disperate si mescolano insieme per esaltare un mondo in cui convivono Isis, Cult Of Luna, ma anche i Neurosis di metà carriera, i Tool nei loro momenti più elaborati, gli orientamenti hardcore dei Kylesa e le litanie mortuarie della “nostra” Melancolia Estatica. Insomma, un connubio che potrebbe essere superficialmente giudicato come troppo pretenzioso; la verità è che il piglio deciso con il quale la band affronta la materia è di quelli da primi della classe, con un songwriting ineccepibile e una coerenza di fondo che trascina ogni singola nota degli oltre sessanta minuti di musica (forse il vero grande ostacolo da affrontare) verso un lungo e maestoso epilogo straripante di epicità e sublimazione biblica, a tal punto che le influenze incriminate si annientino a vicenda per poi lasciare terreno all’inevitabile avvento della sacerdotessa e dei suoi fedeli cultisti. Non ci sarebbe giustizia senza riconoscere i meriti di un assetto strumentale di tutto rispetto, capace di evolvere atmosfere plumbee e silenziose in scariche di puro post-metal d’alta scuola, un groviglio di rumori ed effettistica che trova la sua (s)consacrazione nella blasfema unione a matrimonio con la prova sopra le righe dell’incazzosa polacca. Forse il vero punto debole rimane l’ambiziosa costruzione di un concept sul quale andare a sviluppare tematiche e trame mirate a darsi un’immagine forte, un aspetto che lascia poco spazio a quelle strutture tutto sommato più lineari e snelle che, in precedenza, erano risultate azzeccate nello spezzare la tensione delle lunghe tracce di “Anaesthetic Inhalation Ritual”. “Void Mother” è diverso. Forse siamo di fronte al disco che, dei due, rappresenta al meglio quelli che sono gli Obscure Sphinx: dei musicisti che non dispongono certo di un talento smisurato, ma che, insieme, con un’unità d’intenti invidiabile ed una determinazione degna di grande rispetto, possono tirar fuori dal cilindro lavori freschi e solidi come questo.
