OBSIDIAN KINGDOM – A Year With No Summer

Pubblicato il 15/03/2016 da
voto
8.0
  • Band: OBSIDIAN KINGDOM
  • Durata: 47:20
  • Disponibile dal: 11/03/2016
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

“L’ho sentito nelle news questa mattina. Quest’anno non ci sarà un’estate”. Criptica introduzione per il secondo lavoro dei catalani Obsidian Kingdom, un po’ come quelle premesse alle grandi opere post-apocalittiche che hanno caratterizzato molto dell’immaginario del secondo Novecento. Come nel precedente “Mantiis”, l’ermetismo del concept è ancora uno degli aspetti più certamente intriganti della proposta del quintetto catalano e non è affatto chiaro comprenderne immediatamente le molteplici sfaccettature nascoste dietro le atmosfere musicali di altrettanto difficile definizione immediata. Dietro le partiture elettroniche, sperimentali, distorte e caustiche degli Obsidian Kingdom si nasconde infatti un cuore narrativo, ancora una volta, di una bellezza, uno spleen e una caratura assolutamente rari in ambiti come quello delle rock opera. “Darkness” potrebbe infatti essere una ripresa delle tonalità oscure del poema di Lord Byron, probabilmente influenzato, come la Shelley, Stoker, Turner e gli altri romantici dell’epoca, dalle atmosfere fredde e stranianti dell’anno 1816, chiamato anche “l’anno della povertà” o anche, infatti, “l’anno senza l’estate”. Condizioni planetarie anomale portarono infatti nel corso di quell’anno a incredibili mutamenti climatici che influenzarono l’intero pianeta Terra, con esiti anche decisivi sia per eventi sociali, come le grandi migrazioni avvenute alla ricerca del grande caldo, così come economici, crisi sostanziali dei prezzi per le condizioni critiche dell’agricoltura, sanitarie, ambientali e comunque in ogni caso incredibilmente disastrose per la speranza di un futuro stabile per l’intera umanità. I synth di Zer0 Æmeour Íggdrasil sembrano ricordare quelli del Trent Reznor più cinematografico, così come le apocalittiche predizioni delle vocals sembrano rievocare le atmosfere del metal più narrativo ed oscuro, quello dei bassi sporchi e distorti, dei rumori e dei feedback di contorno fino a soundscape tipici di  band come Wrekmeister Harmonies, Sunn O))), The Body, e Ulver (Kristoffer “Garm” Rygg  è infatti presente in “10th April”). Le chitarre intrecciate e alcuni intrichi ritmici avvicinano addirittura alle molte realtà prog rock che hanno fondato alcune delle narrazioni più intriganti nella storia della musica rock, come i Pink Floyd, i Marillion, i Genesis (lo spettro di Peter Gabriel riecheggia nelle linee di questo lavoro) e molti dei progetti prog metal del Duemila, come i Riverside. La catalogazione della musica degli Obsidian Kingdom continua a non essere definitiva, se non con il termine di “experimental rock” con cui spesso vengono considerati molti dei prodotti più estroversi e che esulano in maniera significativa al di fuori dei confini di ogni barriera di genere.  “The Kandinsky Group” è uno dei brani che sembra ancorarsi di più a delle radici post-metal, black ed industrial (in cui si ricorda la partecipazione di Attila Csihar dei Mayhem) ma che riesce a dimostrarsi, per arrangiamenti, stile e risultato, al di fuori di ogni catalogazione specifica, avvicinandosi soprattutto alla soundtrack cinematografica: una colonna sonora di feedback, bassi distorti, pulsazioni devianti che accompagna nei meandri sinistri di un’apocalisse incombente ma nascosta, devastante ma non esplicita, inevitabile ma non scontata, come nelle narrazioni più oliate e ben concepite, che non esulano mai dal piacere della fruizione. Caposaldo del disco è proprio la canzone scelta come singolo, uscita a gennaio, ed accompagnata da un video promozionale: quella “Black Swan” che fonda un pastiche musicale tra Genesis, Katatonia, Ulver e narrazioni à la”The Road” di Corman McCarthy. Nel mondo sconvolto da un evento apparentemente di poco conto, si nasconde l’ipocrisia, l’egoismo, il  nichilismo di un’intera società contemporanea volta al disinteresse e all’appagamento del momento. Così come la musica degli Obsidian Kingdom non cade nella banalità e nello standard evocativo, il contenuto del pezzo è dato da un’alchimia quasi magica di classe e talento che non può non tenere attaccati al proseguo del disco, alla sua inevitabile conclusione finale, senza grandi stravolgimenti o climax sbilanciati. Rider G Omega, come i predicatori nelle piazze armati di megafono, si danna fino allo stremo per annunciare al mondo quanto sta avvenendo intorno in “Away/Absen”. Non altrove, non lontano. Ma ancora qui. A guardare. Assenti al resto che accade. Immersi nel flusso dei nostri pensieri. E, come ascoltatori, immersi in questo lavoro incredibilmente evocativo. Incapaci di volgere lo sguardo altrove.

A Year With No Summer by Obsidian Kingdom

TRACKLIST

  1. A Year With No Summer
  2. 10th April
  3. Darkness
  4. The Kandinsky Group
  5. The Polyarnik
  6. Black Swan
  7. Away / Absent
3 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti degli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.