7.5
- Band: OCCULTA VERITAS
- Durata: 00:32:16
- Disponibile dal: 19/07/2024
- Etichetta:
- I Voidhanger Records
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Ci sono opere che trasudano fascino sin dalla loro concezione, e non nascondiamo che già guardando la copertina ad opera di Vama Marga – e, diciamolo, l’etichetta che licenzia il disco, quasi sempre una sicurezza, ovvero I, Voidhanger – abbiamo percepito una certa simpatia per questo primo full-length della band torinese Occulta Veritas. Quante cantonate abbiamo preso in passato con questo ragionamento – e quante ne prenderemo in futuro – non lo sappiamo nemmeno noi, ma non è questo il caso.
Il progetto di Daniele Vergine, chitarrista dei Noise Trail Immersion, è un lavoro che appone un’impronta colma di classe e personalità nella tematica di un extreme metal dissonante che potrebbe richiamare a prima vista anche nomi coi Deathspell Omega e compagnia storta, ma la band va un po’ più a fondo: la base è infatti quella di un post-black apocrifo che, a ben vedere, non richiama alcuna corrente ben precisa, se non quella di un’estremismo musicale molto misurato ed elegante, non privo di delicate note melodiche e una certa malinconia.
“Irreducible Fear Of The Sublime” è un viaggio all’interno della bellezza dell’oscurità, pregna di partiture di chitarra più intricate di quello che vogliono farci credere, figlie di un sottogenere ormai abbastanza codificato negli ultimi anni, ma che Vergine riesce a fare suo con una scrittura densa e mai sguaiata. I nomi di riferimento potrebbero essere quelli di Krallice, Thantifaxath, ma anche Suffering Hour o qualcosa di meno immediato come il progetto dei Vastigr, al cospetto anche di una sorta di ‘calore’ tutto italiano, con delle atmosfere appena accennate capaci di richiamare il panorama alternativo degli anni ‘90-’00; ciò potrebbe anche essere inconsapevole ma appare come profumo qui e lì, soprattutto nella opener, la bella “The Mirror Stage”.
Insomma, quello degli Occulta Veritas è un lavoro convincente e che sa fare breccia molto velocemente, grazie a una spiccata capacità di restare impresso pur nella sua difficoltà (“Bound To Incompleteness” è un esempio di questa attitudine), con un apparato strumentale eccellente e un generale senso di ‘disco che gira senza intoppi’, capace di mantenere lo stesso ‘mood’ e al tempo stesso di cambiare faccia in ogni brano (e sentite la title-track!). Molto buono davvero.
