OF THE MUSES – Senhal

Pubblicato il 27/10/2023 da
voto
7.0
  • Band: OF THE MUSES
  • Durata: 00:42:06
  • Disponibile dal: 03/11/2023
  • Etichetta:
  • My Kingdom Music

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Giunge all’esordio sulla lunga distanza in breve tempo il progetto italiano Of The Muses, one-woman-band formata dalla polistrumentista Cristina Rombi, autrice di un sound ben definito e già formato che si muove attorno a coordinate principalmente blackgaze, inglobando e allargando poi le sue trame verso generi vicini ad esso, ossia gothic e atmospheric metal, dreampop e shoegaze, rock alternativo e crudo black metal antesignano.
“Senhal” è frutto di pura ispirazione, ciò si sente bene durante il suo ascolto e probabilmente è il suo miglior pregio: le soluzioni (quasi sempre) introspettive e altamente emozionali portate in campo da Cristina denotano una genuina passione musicale ed una sensibilità verace nello scavare nella propria anima, certamente per liberarsi di dolori, vissuti densi, sensazioni destabilizzanti, ma anche per cercare di condividere tali sentori con l’esterno e gli ascoltatori, in un tentativo d’esorcismo e di cauterizzazione. Ne viene fuori un lavoro, dunque, che va a toccare corde presenti in ognuno di noi, che probabilmente risuoneranno più o risuoneranno meno a seconda del periodo di vita in cui si transita: la forza e la debolezza di qualsiasi musica atmosferica, la capacità di arrivare nel profondo del fruitore.
Gli Of The Muses propongono una tracklist sì pregna, ma sono anche ben attenti a non esagerare con la prolissità e la pesantezza, sempre in agguato in questi frangenti; dosano con discreta sapienza le loro forze, puntando sulla versatilità vocale di Cristina, in grado di svolazzare tra gorgheggi eterei e voci pulite più che buone, così come lanciarsi in uno scream molto urlato e grezzo, in certi momenti letteralmente sgraziato, che dona al progetto quell’appeal underground black metal che potrebbe solleticare l’interesse anche dei puristi della Fiamma Nera. Le tastiere ed un sorprendentemente interessante basso sono gli elementi secondari che saltano presto all’orecchio durante l’ascolto di “Senhal”: le prime, spesso usate come pianoforte per puntellare alcuni momenti topici del disco, creano il doveroso background all’insieme del lavoro, entrando in risonanza con la leggerezza vocale della Rombi, a tratti davvero angelica; il secondo, ancor più dei pattern di batteria programmata, marca il sentiero con delle linee argute e significative, ad esempio durante il vivace incipit di “IV”.
Al contrario, oltre all’appena evidenziato limite del programming di batteria, facilmente risolvibile in un eventuale futuro seguito, gli spunti di chitarra restano l’aspetto del platter che, in definitiva, soddisfa di meno. Alcuni giri melodici, quasi definibili come assoli, sono ben composti e restano in mente, ma nel computo complessivo la sei-corde è lo strumento che forse avremmo preferito venisse valorizzato di più nel songwriting degli Of The Muses, ad oggi un po’ sacrificato e tentennante nel trovare esiti memorabili. Nella resa finale di “Senhal”, comunque, la mancanza di incisività delle chitarre viene sopperita dalla pienezza e dalla ridondanza di voci e tastiere, ed ottimo esempio di ciò è la traccia conclusiva “V”, presentata come secondo singolo ed interpretata in italiano, un episodio segnante dell’album, di certo il più affascinante e tenebroso.
Curiosa, per concludere la disamina, la scelta di non dare dei titoli alle canzoni, se non siglandole con i primi cinque numeri romani: “Senhal” ha tutta l’aria di essere un viaggio catartico e per certi versi purificante e ci saremmo aspettati un’identificazione dei passaggi, delle fasi, degli stati d’animo, che invece vengono semplicemente celati a mo’ di atti di una rappresentazione teatrale. Un’ombra di mistero, dunque, permane sull’operato di Cristina e della sua creatura, che segue i passi di Myrkur, primi Alcest, Unreqvited per vagare avanti e indietro attraverso influenze musicali che spaziano davvero tra tanti generi e sottogeneri.
Un buon esordio, dunque, acerbo il giusto da risultare underground, ma anche già pronto a raggiungere alte vette di qualità e profondità emotive.

 

TRACKLIST

  1. I
  2. II
  3. III
  4. IV
  5. V
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