7.0
- Band: OH HIROSHIMA
- Durata: 00:43:48
- Disponibile dal: 28/06/2024
- Etichetta:
- Pelagic Records
Quinto album per gli svedesi Oh Hiroshima, foriero di molte novità.
Il primo cambiamento è il passaggio avvenuto dalla Napalm Records a Pelagic Records; la successiva, seconda variazione è quello che abbiamo potuto constatare già dal primo ascolto: vuoi ormai per una maturità raggiunta da questo strano ma completo duo, vuoi per l’ambiente di questa nuova casa discografica più sulle corde del post-rock, esce fuori un piccolo approfondimento sonoro che tratta dell’invecchiamento nella sua dualità (fisica e mentale), con suoni ben ricercati e all’insegna della cura nei dettagli.
Questo discorso sulla maturità, non solo artistica, è insito anche nel titolo “All Things Shining”, che sta proprio a significare il fatto che, nonostante più andiamo avanti negli anni e più pragmatici diventiamo (a discapito di una spontaneità fanciullesca), è pur sempre necessario – e bello – preservare quella luce pura della giovane inconsapevolezza.
Tutta questa filosofia la si può trovare nel suono che Jakob Hemström, chitarrista e cantante, e Oskar Nilsson alla batteria sprigionano nelle otto tracce che compongono la loro nuova uscita: un suono tra lo shoegaze e il post-rock, che però si discosta dal puro e tradizionale componimento solamente strumentale – dato che come gli As I Watch You From Afar, anche gli Oh Hiroshima usano la voce. Questa componente vocale qui però diventa a tutti gli effetti uno strumento aggiuntivo, perché le venature, ora malinconiche, ora rabbiose, ora oniriche danno un sapore diverso alle composizioni, che poi a loro volta vengono arricchite da archi, synth e atmosfere d’impatto, come già nella canzone introduttiva “Wild Iris”.
Nello sviluppo dei brani, sono molti i momenti in cui i due musicisti si allontanano ancora di più dalle sonorità ruvide e cupe già sentite nei loro precedenti lavori per aprire spiragli di positività nella ricerca del ‘fanciullino’ di pascoliana memoria, come in “Swans In A Field”, con la sua intro ripetitiva e angosciosa che poi sfocia in un cantato molto indie e in un uso di violini, o in “Holiness Moment”, dove però poi di colpo si assiste a una montagna russa di corposi crescendo alternati a brusche frenate di suoni, con una nota di piano ripetuta a scandire il ritmo.
In questo ultimo “All Things Shining”, gli Oh Hiroshima uniscono quindi la psichedelia e l’elettronica dei Tame Impala, il post-rock degli I Hear Sirens e Sleepmakeswaves e lo shoegaze degli Slowdive per un risultato alla fine intimista e fuori da molti schemi di genere, sebbene non inquadrabile prettamente nel calderone ‘post-‘ come lo erano i precedenti lavori dei due svedesi.
