OKKULTOKRATI – La Ilden Lyse

Pubblicato il 12/05/2020 da
voto
8.0
  • Band: OKKULTOKRATI
  • Durata: 00:46:26
  • Disponibile dal: 15/05/2020
  • Etichetta: Southern Lord
  • Distributore: Audioglobe

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La band norvegese rasenta per molti i confini dell’ampio spettro del black metal, ma personalmente ci pare che con questo “La Ilden Lyse” non solo si confermi una degna rappresentante della nuova scuola, ma forse una delle voci più fresche e sincere dell’intero genere.
La formula del loro cocktail resta semplice: una parte (abbondante) di Darkthrone, una spruzzata di Celtic Frost a rendere l’atmosfera più bizzarra e soffocante (che non fa mai male) e la ben riuscita intuizione di suonare, di fondo, punk rock con l’aggiunta di tastiere a donare un’aura oscura e catacombale al mix. E pensare che si sono trovati ad avere un tastierista per caso: BlackRace era infatti, in origine, il loro chitarrista, ma un incidente alla mano lo ha spinto a sperimentare l’inserimento delle tastiere… Intuizione? Genio? Follia? Chissà, ma non è forse proprio questa l’essenza del black metal? L’iconoclastia del punk, l’assenza di orpelli e una violenza evocativa che messe insieme trovano declinazioni che sembrano in certi brani occulte chiamate a raccolta: come su “Thelemic Threat”, oppure “Lunatics-Mondsüchtig”, un inno alla licantropia malefico e sontuoso. Altre volte esprimono le urla raggelanti di creature dell’Oltretomba (“Loathe Forever”), arrivando poi all’assalto crust, una delle specialità della casa. Gli esempi migliori di queste telluriche fucilate sono nel cuore del disco; “Cold And Cruel” e “Kiss Of Death”, dove l’amore per le cadenze sincopate di Fenriz (quello della seconda metà degli anni 2000, ovviamente) si sposa alla lezione di Lemmy, con una sguaiatezza che, comunque, non fa sorridere troppo. O ancora “Mother Superior”, che con il suo riff ipnotico mostra anche un’evidente ascendenza new wave/post punk. Ma non manca un sottotesto puro e cristallino, che si rifà direttamente ai loro compatrioti e precedessori dei tempi d’oro; così la conclusiva “The Dying Grass Moon” avrebbe trovato posto senza problemi in un disco uscito nel 1994, grazie all’ossessività delle chitarre, alla malvagia ugola di Black Qvisling e alla decadenza vampiresca complessiva. E per non dire della produzione del disco, certo più pulita, ma scarna e selvaggia come si confà al loro manifesto d’intenti.
“Non fate spegnere la fiamma”, parafrasando il titolo in originale, e sono riassunte appieno in queste parole la formula e lo scopo della loro proposta: ridare lustro a un genere che si è espresso in ogni forma, perdendo talvolta la bussola, ma a cui bastano tre riff in croce, un tocco di originalità e una voce abrasiva per farci scuotere la testa e inneggiare a Satana.

TRACKLIST

  1. Thelemic Threat
  2. Grimoire Luciferian Dream
  3. Loathe Forever
  4. Freezing Vortex Death Dreamer
  5. Cold And Cruel
  6. Kiss Of Death
  7. Mother Superior
  8. Lunatics-Mondsüchtig
  9. The Dying Grass Moon
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