7.5
- Band: OLD FOREST
- Durata: 00:45:02
- Disponibile dal: 21/06/19
- Etichetta:
- Dusktone
- Distributore: Audioglobe
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Mai come in questo caso la definizione più calzante è “album interlocutorio”. Il duo inglese torna tra noi, infatti, con un lavoro che non possiamo certo definire poco riuscito, e in cui le coordinate sonore che li hanno sempre contraddistinti vengono confermate: lentezza, atmosfera, un richiamo quasi mistico a un’era antica o forse mitica, mai esistita. Tuttavia ci sono differenze sostanziali, che pur mantenendo la loro proposta trascinante e magniloquente, al tempo stesso mostrano un nuovo volto degli Old Forest. Kobold alterna sempre il cantato black a frequenti passaggi puliti, che qui si ammantano di un’epicità inedita; che seppur rimandano efficacemente al mondo silvano cui da sempre la band sembra suggere la propria linfa vitale, al fianco di passaggi che si muovono come da canone nella pura atmosfera (similarmente ai connazionali Winterfylleth, ai Drudkh e via dicendo), fa perdere un po’ per strada il loro lato più occulto e intimista, a favore di cadenze quasi medievali, decisamente più barocche nella loro solennità quasi enfatica (“Subterranean Soul”, la title-track, “A Spell Upon Thee”). Mancano quasi del tutto i passaggi più ambient e dilatati, che ancora caratterizzavano marcatamente il precedente “Dagian”, ma nell’efficace intersezione tra oscurità e melodia (l’apice è probabilmente su “Hang’ed Man”), sentiamo emergere ancora con forza il soffocante sottotesto doom del passato, coerentemente anche al titolo dell’album; è una pulsione che esplode meravigliosamente nel brano appena citato, effettivamente una perla maestosa che ben sintetizza in chiusura questo “Black Forests Of Eternal Doom”, ma anche nella sezione rallentata di “Wastelands of Dejection”, un pezzo inizialmente caratterizzato dal tremolo picking e dalla linea vocale più selvaggia del lotto. Gli Old Forest sembrano insomma puntare ad allargare i loro confini, in certi momenti trasfigurandosi quasi completamente, in una direzione che può ricordare la produzione dell’altra band dei due membri, ossia gli In The Woods; vedremo se qualche ridondanza verrà sfrondata in futuro, quel che è certo è che anche un album inatteso come questo può confermare le buone aspettative create in vent’anni di carriera.
