7.0
- Band: OLD FOREST
- Durata: 00:47:01
- Disponibile dal: 31/03/2023
- Etichetta:
- Soulseller Records
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Cambio di etichetta e di line-up in casa Old Forest, quest’ultimo di una certa rilevanza: rotto il sodalizio artistico con Anders Kobro (storico leader degli …In The Woods), il buon James ‘Mr. Fog’ Fogarty torna anche dietro le pelli, figurando piuttosto curiosamente nella line-up sia come Kobold (voce e sintetizzatore) che come Grond (batteria, appunto).
Gli inglesi tornato così all’assetto originale, con l’altra storica metà del duo – Beleth – ad occuparsi di chitarra e basso. Sotto il profilo stilistico, questo si traduce in un lavoro forse meno influenzato da elementi pagan, doom e avanguardisti, ma comunque quasi mai classicamente black metal tout court. Questa è la prima impressione che ricaviamo dall’opener “Faust Recants (Satan Cometh)”, un midtempo melodico e cadenzato dal feeling gotico (merito soprattutto delle tastiere) che nasconde accelerazioni più crude e quasi vicine al black’n’roll. Niente di nuovo, insomma, né rispetto alla discografia della band, né guardando alla tradizione del black metal melodico anni ‘90, dalla quale provengono gli Old Forest.
“Black Hearts of Sutwyke”, la ‘quasi’ title-track, recupera immediatamente quelle influenze scandinave che hanno caratterizzato il cosiddetto secondo corso della band, cominciato dopo lo stop di inizio millennio: un brano più articolato ed ambizioso, che mescola black melodico e melodie pagan/viking, con un’alternanza tra scream e cantato pulito che troveremo lungo l’intero lavoro. Rispetto al suo predecessore, quel “Mournfall” che non ci aveva convinto, questo disco dimostra una personalità più decisa e maggior coordinazione stilistica al suo interno. Alcune scelte melodiche sono particolarmente piacevoli (vedi le chitarre di “Winter Years Begin”, altro brano cadenzato e di atmosfera) e l’intero album risulta scorrevole e ben scritto.
Le critiche che possiamo muovere a questo “Sutwyke” (l’antico nome di Southwick, villaggio alle porte di Brighton) riguardano quindi esclusivamente un certo grado di ‘già sentito’ che inevitabilmente si insinua man mano che ci si avventura nell’ascolto. Al netto di quest’evidenza, ci troviamo però tra le mani un dischetto indubbiamente piacevole, e sufficientemente vario in termini di soluzioni stilistiche da non annoiare. Forse le incursioni in territorio nordico-pagano sono leggermente stranianti se pensiamo alla tradizione non vastissima ma ‘di peso’ che l’Inghilterra vanta in ambito estremo (e nella cultura horror e gotica in generale), ma si tratta di una commistione che è ormai parte del sound degli Old Forest.
Non è un disco che vi cambierà la vita, ma se siete appassionati di questo tipo di sonorità ed atmosfere questo è sicuramente un ascolto consigliato.
