OLD MAN GLOOM – The Ape of God

Pubblicato il 22/11/2014 da
voto
7.0
  • Band: OLD MAN GLOOM
  • Durata: 01:29:36
  • Disponibile dal: 11/11/2014
  • Etichetta: Profound Lore
  • Distributore:

NOTA: come ben noto il disco in questione è stato pubblicato diviso in due album separati ma con lo stesso titolo, e la recensione seguente va intesa dunque come inclusiva di entrambi i dischi e di tutte le loro tracce prese insieme.

Tornati ormai una band attiva al cento per cento, gli Old Man Gloom sono da considerarsi l’unico sbocco musicale di Aaron Turner prettamente “heavy” capace di rievocare la militanza del Nostro negli Isis. Attorniato come sempre da musicisti di altissimo spessore quale Nate Newton dei Converge, Caleb Schofield dei Cave In e il sempre fedelissimo alla causa Santos Montano dietro le pelli, Turner è riuscito ancora una volta a stupire senza stupire, ovvero a riproporre con serietà e credibilità il “solito” e tellurico turbine di noise e post-hardcore in salsa sludge che gli OMG portano avanti ormai da quindici anni, e lo “scherzetto” del doppio album che in tanti hanno definito una genialata incredibile (il perchè però rimane un mistero fitto) in realtà sembra una simpatica trovata pubblicitaria per rimpolpare (e generare interesse attorno ad) un qualcosa che all’atto prettamente musicale in realtà stenta a rappresentare un reale picco nel 2014 a marchio heavy, essendo certamente un’opera che picchia durissimo (il minimo sindacale che ci si aspetta da una super band simile) ma che grosso modo si ferma lì, argomentando ulteriormente il proprio solito verbo musicale ma non ampliandolo. “The Ape of God” insomma bastona ma non stupisce, non esalta, e certamente non evolve la carriera di una band che una volta era in cima alla catena alimentare dello sludge underground più eccentrico ma che oggi sembra essere superata un po’ ovunque dai suoi stessi giovani proseliti e imitatori. Come da copione ogni traccia inizia con una valanga di riffoni godfleshiani, percussioni telluriche e voci hardcore ruggenti per poi disintegrarsi e polverizzarsi in oblique, allucinanti ed astrattissime fluidificazioni noise, che detto fra noi, non portano né mai porteranno la band da nessuna reale parte se non verso un eccentrico fine a stesso. Ma, siccome gli OMG erano un side project, il progetto era per lo meno un modo interessante per vedere la personalità di Turner e dei suoi compagni d’avventura cimentarsi in qualcosa di diverso e più sperimantale. Oggi invece il senso di incompletezza del progetto diventa palese (e problematico) visto che questa band per i Nostri ormai sembra una cosa seria e tutto tranne che un passatempo. E’ vero che molti riff degli OMG ricordano i primi bastardissimi e incazzatissimi Isis di “Red Sea” e “Mosquito Control”, ma qua le canzoni, le composizioni e l’approccio generale del lavoro sembrano molto più buttati in caciara ed affidati al puro rumore e alla pura istintualità per creare completezza e chiudere il cerchio attorno ad ogni canzone. Allora guardiamo al lavoro da un’altra prospettiva: ci sono davvero poche band al mondo che quando spingono sull’acceleratore della pesantezza sono capaci di abbattere pareti come gli OMG, e così anche in campo post-hardcore/sludge la band rimane uno dei capisaldi del genere, difficilmente rivaleggiabile sotto molteplici punti di vista dalla concorrenza vista la muscolosità e l’esperienza degli individui coinvolti, concorrenza che però si vede e non si vede, visto che il genere, partendo dagli Isis appunto, Keelhaul, Knut, Kylesa, Mastodon eccetera è ormai in netto declino in favore di un certo revivalismo crust, doom e del post-black metal. Il disco insomma può essere visto da differenti punti di vista: nel contesto post-hardcosre/sludge è una bomba e potenzialmente il disco dell’anno nel genere, se viene visto invece contro tutto il panorama (post)hardcore attuale, quindi includendo tutte le declinazioni del caso quali post-black metal, crust, doom, eccetera, la proposta dei nostri comincia a puzzare un tantino troppo di 2006 e del passato glorioso della HydraHead, e visto che siamo nel 2014, la rilevanza della proposta della band oggi giorno sembra essere quello che è.

TRACKLIST

  1. Eden's Gates (Ape of God 1)
  2. Promise (Ape of God 1)
  3. Shoulder Meat (Ape of God 1)
  4. Fist of Fury (Ape of God 1)
  5. Simia Dei (Ape of God 1)
  6. The Lash (Ape of God 1)
  7. Never Enter (Ape of God 1)
  8. After You're Dead (Ape of God 1)
  9. Burden (Ape of God 2)
  10. Predators (Ape of God 2)
  11. A Hideous Nightmare Lie upon the World (Ape of God 2)
  12. Aarows to Our Hearts (Ape of God 2)
2 commenti
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