ONE MAN ARMY AND THE UNDEAD QUARTET – 21st Century Killing Machine

Pubblicato il 27/01/2006 da
voto
5.5

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Dopo lo scioglimento dei grandi The Crown, ognuno dei membri delgruppo ha intrapreso strade differenti: il singer Johan Lindstrand, unadelle migliori voci della scena, chiamato a sè l’amico Valle Adzic(bassista degli Impious), gioca subito le proprie chance da solista esi ripropone con i One Man Army And The Undead Quartet. La potentissimaNuclear Blast, sempre molto attiva per ciò che concerne band dedite asonorità estreme, non tarda a mettere sotto contratto i ragazzi e adimmettere sul mercato il qui presente “21st Century Killing Machine”.Subito l’album viene pubblicizzato come la next big thing in ambitothrash death, prefigurando alla band una rosea carriera. In realtà,dopo numerosi ascolti, ci si accorge che di materiale validoall’interno dell’album non ce n’è poi molto. Innanzitutto a farla dapadrone non sono le sfuriate velocissime e rockeggianti tipiche dei TheCrown: qui la maggior parte delle tracce è costruita su dei mid tempogranitici e su una struttura che abbandona il rock in favore di unheavy metal ottantiano. Secondariamente il “doctor J” dietro almicrofono rende la metà di quanto accadeva nella band che lo haconsacrato, insistendo su un growling piuttosto moderato e sin troppomonocorde. Insomma, più che i The Crown, ascoltando l’album vengono inmente gli ultimi Entombed, quelli del mediocre “Inferno”. Vi sono disicuro delle canzoni al di sopra della media, come ad esempiol’iniziale “Killing Machine”, mid tempo groovy con alcune sfuriate dibatteria, oppure la bella “Public Enemy No. 1”, heavy metal trackviolentata dalla band e non dissimile da quanto fatto dai grandissimiEdge Of Sanity sul capolavoro “Purgatory Afterglow”. Restano però,questi, episodi isolati in un contesto piuttosto piatto ed anonimo.L’unica traccia che riporta pesantemente al passato di Lindstrand è laconclusiva “Bulldozer Frenzy”, con i suoi ritmi sostenuti e l’andaturadeath and roll (molto poco roll, a dire il vero). Peccato, dalbasettato singer ci si aspettava di più: chi scrive pensava che l’animarock dei The Crown fosse proprio lui, ma evidentemente così non era.Questo album ci lascia in eredità un fatto importante; è evidente cheLindstrand, pur rimanendo un ottimo cantante, è ancora molto acerbo -compositivamente parlando. Colpo andato a vuoto: ora, data la fortepromozione dell’etichetta, vedremo se il successo arriverà comunque.

TRACKLIST

  1. Killing Machine
  2. Devil On The Red Carpet
  3. Public Enemy No. 1
  4. No Apparent Motive
  5. Hell Is For Heroes
  6. When Hatred Comes To Life
  7. So Grim So True So Real
  8. Behind The Church
  9. Branded By Iron
  10. Bulldozer Frenzy
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