OPETH – Morningrise

Pubblicato il 01/01/1996 da
voto
9.0
  • Band: OPETH
  • Durata: 01:06:07
  • Disponibile dal: //1996
  • Etichetta: Candlelight
  • Distributore: Audioglobe

Dopo appena 365 giorni dalla release di “Orchid”, gli Opeth si ripresentano in piena forma con il secondo, acclamato “Morningrise”. Registrato agli Unisound Recordings, prodotto dalla band stessa e supervisionato ancora dal tuttofare svedese Dan Swanö, il disco non muta di una virgola la proposta del combo, presentando una nuova serie di capolavori musicali, del tutto simili a quelli presenti nel platter d’esordio, forse solo un pelino qualitativamente migliori. Privati delle tracce strumentali, i cinque brani si evolvono dilatati più che mai in continui cambi d’atmosfera ed approccio, divisi equamente tra fraseggi acustici e passaggi melo-death di stampo primitivo; essendo stati composti nel quinquennio che va dal 1991 al 1996, è logico che essi siano saldamente ancorati all’incarnazione iniziale degli Opeth, quella più underground e diretta: “Advent” e “Nectar” sembrano davvero essere degli estratti di “Orchid”, così come “The Night And The Silent Water” ricalca abbastanza “Under The Weeping Moon”, grazie al suo ammaliante ed oscuro stacco progressivo in crescendo. Non si tratta ovviamente di scarti o materiale riciclato…le canzoni sono valide almeno tanto quanto quelle del debutto, anzi! Mikael e Peter si superano realmente in occasione della monumentale “Black Rose Immortal”, tuttora il brano più lungo (più di venti minuti) mai partorito dal duo, un’infinita suite che esplora vivacemente più di un territorio sonoro ed emozionale. Il mood generale di “Morningrise” è leggermente più cupo e notturno rispetto a quello di “Orchid”: brezze gelide, pallide e nebbiose albe, macchie immerse in poetica oscurità, nubi caliginose solcanti la Luna, silenzi sferzati da lacrime d’Amore morente…queste le immagini che scorrono davanti al terzo occhio, all’ascolto del disco e alla lettura dei testi – già meglio strutturati – di Åkerfeldt. La tecnica del quartetto, anche in questa seconda opera, viene messa ben in evidenza, con una citazione meritoria per Johan De Farfalla ed il suo basso virtuoso, spesso e volentieri protagonista di linee autonome e praticamente soliste. Una lievissima differenza, forse, fra i primi due dischi degli Opeth è rappresentata dalla maggiore cura ed importanza data alle parti acustiche in questo secondo volume, probabilmente più studiate, rivedute e corrette. L’ultima traccia è “To Bid You Farewell”, per chi scrive rientrante fra le prime tre canzoni in assoluto del gruppo in quanto a bellezza, una semi-ballad quasi interamente acustica e cantata completamente in clean style da Mikael, autore di una prova commovente e limpidissima. Con questo album praticamente scevro da difetti, gli Opeth chiudono la primissima parte della loro carriera, registrando l’abbandono del drummer Anders Nordin e l’allontanamento di De Farfalla. I primi, veri tour sono alle spalle…non resta che superare il momento difficile, trovare abili sostituti e ripartire dalle solide basi fin qui poste!

TRACKLIST

  1. Advent
  2. The Night And The Silent Water
  3. Nectar
  4. Black Rose Immortal
  5. To Bid You Farewell
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