OPHE – Litteras Ad Tristia Maestrum Solitude

Pubblicato il 15/02/2018 da
voto
7.0
  • Band: OPHE
  • Durata: 00:35:05
  • Disponibile dal: 16/02/2018
  • Etichetta: My Kingdom Music
  • Distributore: Audioglobe

Il mastermind dietro questo progetto è Bargnatt XIX, già mente degli Område, band con cui ha già mostrato la sua assoluta dedizione alla ricerca e alla creazione di un avanguardistico affresco di metal estremo. Non stupisce quindi che la base musicale degli Ophe sia un black metal poco ortodosso e di grande cupezza, che può far pensare ai loro connazionali Blut Aus Nord o Deathspell Omega, ma anche alle sperimentazioni di band più recenti come gli Alkerdeel. Le colonne portanti per  segnare i tempi di questa discesa all’inferno sono le tastiere possenti e una batteria glaciale, i due elementi che segnano l’opener “Somnum Sempiternum”: un’immersione all’apparenza delicata in un universo gorgogliante di sofferenza, ben evocato dal contrasto tra il monotono pattern di batteria e le tastiere sulfuree, appunto; e sopra queste fanno capolino piccoli ma efficaci inserti dissonanti, tra cui un sassofono utilizzato a puri fini umoristici.  “Decem Vicibus” è invece figlia spuria dei Celtic Frost ascoltati in brani come “Dance Macabre” o “Tristesses De La Lune”: le catene della sofferenza sono qui rette dal cantato maligno e dall’intersezione di loop ed effetti, perfetti per costruire una traccia eterea, sperimentale e avvolgente, che spinge l’album verso derive più oscure che crescono ulteriormente nei brani successivi. Dapprima nell’ancora più sperimentale “XVIIII”, che si apre quasi dalle parti dei Naked City di John Zorn, con il ritorno del sax, mentre il resto del brano si trasforma in un pezzo piuttosto quadrato e ortodosso, decisamente lo-fi, con giusto qualche altra piccola cessione ad effetti disturbanti. “Missive Amphibologique D’Une Adynamie A La Solitude”, maestoso apice di questo lavoro per lunghezza e complessità, è la stravolta rivisitazione in chiave noise di un brano electrodark, basato com’è su un basso ossessivo e sugli innesti di tastiere, mentre la voce gracchia attraverso lo specchio deformante in maniera aspra. Il riff forsennato che entra a metà del brano aumenta il senso di frastornamento, e gli Ophe non si risparmiano nemmeno qui l’uso del sassofono, adeguato alle dissonanze complessive, ma non così necessario all’interno di un brano già caleidoscopico. La chiusura è affidata alla suadente “Cadent”, in equilibrio tra un bell’arpeggio di chitarra e tastiere soffuse, che tira le fila di un viaggio attraverso brume cimiteriali intenso e ben riuscito, in cui la sperimentazione colpisce nel segno, ma sa anche mantenersi entro i confini di una chiara direzione musicale. E non è una cosa da poco.

TRACKLIST

  1. Somnum Sempiternum
  2. Decem Vicibus
  3. XVIIII
  4. Missive Amphibologique D'Une Adynamie A La Solitude
  5. Cadent
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