4.5
- Band: OPIUM WARLORDS
- Durata: 01:17:02
- Disponibile dal: 13/09/2024
- Etichetta:
- Svart Records
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C’è molto da dire su questo sesto album del progetto finlandese, ma purtroppo davvero poco da salvare.
Quel che è certo è che a Sami Albert Hynninen non piace ripetersi, ed è letteralmente impossibile fare previsioni su cosa conterrà un album targato Opium Warlords, una delle sue molte incarnazioni. Se il polistrumentista è noto più che altro per la passata militanza nei Reverend Bizarre – trio dedito ad un doom tradizionale ma dalla scrittura a tratti sperimentale – sono molti i side-project e le collaborazioni che Hynninen ha avviato, soprattutto dallo scioglimento del suo gruppo principale, spaziando dal black metal al synth pop e oltre.
Dando invece una rapida scorsa alla discografia degli Opium Warlords, ci accorgiamo che il mastermind finlandese si muove costantemente sul filo tra album coraggioso e lavoro da dimenticare al più presto: c’è un capitolo estremamente sperimentale – e piuttosto sconnesso – a cavallo tra folk oscuro e drone, quale “We Meditate Under The Pussy In The Sky”, uno più classicamente doom metal come “Taste My Sword Of Understanding” (il più vicino allo stile dei Reverend Bizarre nonché il più a fuoco), e un altro nuovamente votato alla sperimentazione, ma estremamente angosciante ad opprimente, a tratti riuscito e ad altri meno, ovvero “Nembutal”, uscito nel 2020.
“Strength!” arriva a quattro anni di distanza da quest’ultimo, e scompiglia nuovamente le carte in tavola: le note dell’etichetta preannunciano un mix di (citiamo testualmente) “pussy techno, sludge, industrial pop, hardcore punk, drone, shamanistic pulse, noise, heavy metal, old school gothic rock and march music”, una presentazione improbabile quasi quanto l’effettivo contenuto del disco.
Un enorme mastodonte da oltre un’ora e un quarto, articolato in ventiquattro tracce, diversissime tra loro: alcune sono effettivamente composizioni, mentre altre sono niente più che brevi intermezzi, come “March”, letteralmente il calpestio di una marcia sul quale si innestano due allegre voci maschili che intonano – a cappella – quello che presumiamo essere un motivetto dell’esercito finlandese. “Everything Goes” ha invece una base jazzata ultraminimale (basso e piatti) sulla quale Hynninen ripete sempre la stessa frase con timbri di voce diversi, mentre “Vox Populi” è un sample da un minuto di brusii di fondo in un luogo molto affollato. E via dicendo così, per tutto il disco.
Il risultato è sorprendente per quanto è dozzinale: Hynninen ha dichiarato di aver voluto toccare temi ‘alti’ quali la filosofia di Nietzsche e di Machiavelli con un tocco di ironia, ma il risultato ci sembra concettualmente puerile nonché povero sotto il profilo strettamente musicale.
Va – leggermente – meglio con i pezzi veri e propri, dove il terzetto (la formazione conta anche Erkki Virta alla batteria e Laura Länsimäki alle tastiere) propone qualcosa di un minimo più interessante. Come per gli intermezzi, però, non c’è nessuna regola: si passa dai brani acustici (“Faschionista”), all’abrasività di una “Parasites”, che guarda alla furia di hardcore/crust molto scarno ed ossessivo, passando per una canzone classicamente stoner-doom come “It Never Happened”, uno dei pochi momenti effettivamente a fuoco di questo lavoro, benché sicuramente non particolarmente originale.
“Erotomania”, uno dei due singoli apripista, presenta caratteristiche ancora diverse: catchy, notturno e rilassato questo brano guarda spudoratamente al post-punk e alla new wave di fine ‘70/inizio ‘80, Joy Division e Bauhaus su tutti; il ritornello “Erotomania in Romania” è l’unico appiglio che abbiamo per comprendere – si fa per dire – gli annunciati riferimenti alla Guardia di Ferro di Corneliu Zelea Codreanu (il partito fascista rumeno, attivo per tutti gli anni ‘30 del secolo scorso).
L’altro estratto pubblicato come anteprima, “Feel The Strength”, unisce chitarre distorte a percussioni marziali, in un incedere che, unito allo stile vocale declamatorio – per così dire – ci ha fatto immediatamente pensare ad un tentativo di emulare Blood Axis, e in particolare a brani come “Reign I Forever”, “Storm Of Steel” ed “Electricity”, contenuti nei primi due capolavori della band americana.
Arriviamo così alla vera novità di questo disco: Sami Albert Hynninen ha infatti cercato di inserire elementi che si rifanno al neofolk/musica industriale, evidenti sin dalla copertina in bianco e nero, apparentemente minimale e rigorosa, oltre alla scelta del font, il classico gotico ‘Fraktur’. Anche i titoli guardano chiaramente a quel mondo, così come le foto in mimetica e maschera (a onor del vero non una novità recente) urlano Douglas Pearce, e conseguentemente Death In June.
Non si tratta però di una rilettura, quanto piuttosto di una cannibalizzazione confusa di singoli aspetti – visivi, di simbolismo e musicali – inseriti malamente in un contesto che nulla ha a che vedere con la storia e lo spirito del (variegato) mondo del folk apocalittico.
A tutto questo bisogna aggiungere una prestazione dietro al microfono largamente sopra le righe, come e più del solito, che solo occasionalmente si rivela adeguata al tappeto sonoro che la sorregge. In definitiva “Strength!” è un lavoro inconsistente, frammentario e totalmente discontinuo, che dà spesso l’impressione di essere semplicemente un collage di improvvisazioni e goliardate con gli amici. Passate oltre.
