6.5
- Band: ORDEAL & PLIGHT
- Durata: 00:45:07
- Disponibile dal: 21/05/2021
- Etichetta:
- Eisenwald Tonschmiede
- Distributore: Audioglobe
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Ci sono dischi che vivono nell’oscurità, nel profondo dell’anima, come fossero macigni che respirano nell’abisso di un oceano. Il macigno inerte, in realtà si muove lentamente, in balia delle correnti, o più precisamente, spinto dai sentimenti. Questo frammento roccioso altro non è che una scheggia di un meteorite black che ha deciso di frantumarsi e nascondersi nel buio per mutare, o semplicemente per sopperire alle necessità del proprio inconscio. Stiamo parlando di “Her Bones In Whispers”, il nuovo album degli Ordeal & Plight, un collettivo che ruota attorno alle menti di Stefan Hackländer e Reiner H. Wiese. Oltre al duo sopracitato, infatti, ben ventun musicisti hanno collaborato al disco, Ryanne von Dorst (Dool), Alessandro Tartarus (Secrets of the Moon, Tulcandra, Haradwaith), Daniel Schweigler (Sweet Ermengarde) e Cornelia Schmitt (Mandrah) sono alcuni dei nomi coinvolti in questo progetto. Qui di metal non c’è nulla, se non quello delle catene a cui ancorarsi restando in apnea nel buio vellutato di post-rock, tra luccicanti armonie elettroniche. Durante l’ascolto riaffiorano sulla superficie della mente diverse sensazioni uditive: Portishead e Massive Attack sono il perfetto esempio dell’attuale mainstream che si riflette sullo specchio sonoro forgiato dai Nostri: sintetizzatori ed atmosfere dilatate reagiscono fra loro originando elementi che compongono la sostanza di “Her Bones In Whispers”, un liquido saturo di quiete a cui si aggiungono effervescenze vocali delicate. L’opera si vive quasi interamente ad occhi chiusi: i ritmi apatici confluiscono su palpitanti tastiere come succede in “Extra Pain Medication”, l’oscillante pacatezza di “A Hole In The Ocean” si libra come una farfalla sospinta dal fiato un’incantevole voce femminile. “…And I Miss Her”, cantata da Ryanne von Dorst, è la traccia più evocativa dell’album, nella quale si incrociano diversi strumenti che danno vita ad un raffinato romanticismo sonoro. La tranquillità, percepita sino ad ora, nella seconda parte del disco si altera in uno stato di appagamento, la sorpresa svanisce lasciando penetrare i rimbombi insistenti della consuetudine. È difficile sognare a lungo restando svegli, il miele rischia di trasformarsi in un pantano amaro. In “Beautiful Fever” si delineano, sfuggenti, le ombre dei moderni Ulver, ma altro non sono che un piacevole miraggio, l’ultimo colpo di coda che gli Ordeal & Plight riescono a dare ad un album che lentamente smarrisce la propria intensità.
“Her Bones In Whispers”, tutto sommato, resta un buon lavoro che va preso a piccole dosi, un elisir benefico che rischia, nel tempo, di convertirsi in un sedativo dalle proprietà ipnotiche. Lasciate che sia la vostra ancora di salvezza nel mare della tranquillità, lontano dai violenti cavalloni di una giornata sbagliata.
