OSI AND THE JUPITER – Larvatus

Pubblicato il 22/07/2025 da
voto
8.0
  • Band: OSI AND THE JUPITER
  • Durata: 00:40:06
  • Disponibile dal: 18/07/2025
  • Etichetta:
  • Eisenwald Tonschmiede

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Nel panorama moderno della musica neofolk troviamo, ad oggi, un numeroso stuolo di progetti figli del suono di Wardruna e Heilung, alcuni interessanti ma che rimangono, purtroppo, derivativi e alla lunga trascurabili. Di questa schiera di numerosi discepoli, gli americani Osi And the Jupiter, progetto dell’Ohio fondato da Sean Kratz, sono tra i pochi che hanno saputo ritagliarsi uno spazio personale ed affascinante, grazie soprattutto alla loro bravura nel mescolare due culture – quella americana e quella nordeuropea – sapendole fondere in un suono che ha pochi eguali ad oggi.
La loro è una musica acustica che si basa su poche idee ma ben strutturate: queste risultano arrangiate nel creare paesaggi sonori (per lo più strumentali) che suonano come un ideale, lungo viaggio che parte dalle vette dei Monti Appalachi per concludersi nei più remoti paesini dei fiordi norvegesi. Un suono capace di travalicare oceani e, a tratti, riportare alla mente la tensione e la disillusione di quel neofolk a cavallo tra gli anni Novanta e i primi Duemila che sembrano essersi consumate lasciandosi dietro una sensazione, per chiunque abbia vissuto quel periodo, di malinconica nostalgia.
La musica di Osi And The Jupiter vive della forza descrittiva e avvolgente dei migliori dischi ambient, ma con la naturalezza organica data dalla componente acustica del suono folk apocalittico, rendendola un po’ più accessibile ma comunque richiedente giusta attenzione e uno stato mentale ben preciso per essere assorbita in pieno.
I momenti più rarefatti, come la notturna “Passage”, con le sue tastiere cosmiche e i lontani interventi vocali, o la toccante “Wild Host”, con passaggi di viola che ricordano il miglior Matt Howden (Sieben), non sono per tutti ma riescono nel loro intento di creare un dialettica sonora d’effetto.
“Larvatus” trova anche il tempo di aprirsi a momenti più accessibili e classici, come il pop-folk di “Snake Healer”, vero e proprio tributo agli :Of The Wand And The Moon: (ultimo baluardo ancora in attività di quella che fu la scena neofolk primaria), “A Dark Carriage Lead By Blind Men” e la conclusiva (cantata) “Lurking Beneath The Pines” che riportano alla mente la delicatezza bucolica di Backworld.
Un lavoro in grado di farci tornare agli albori della band, col suo essere mistico ed intimista, concepito, scritto ed arrangianto in un periodo di quasi cinque anni e che riflette l’emotività e il turbinio del post-pandemia, creando immagini a volte inquietanti ma al contempo confortevoli nella loro semplicità.
In un anno che ha visto il maestoso ritorno dei Wardruna e quello di Steve Von Till accanto a sorprese come Jonathan Hultèn, gli Osi And The Jupiter riescono con “Larvatus” a riportare alla luce (e nel migliore dei modi) quello che fece unico un genere come il neofolk: la semplicità unita ad una toccante anima romantica fatta di disillusione e malinconia.

TRACKLIST

  1. Saged Incantations
  2. A Dark Carriage Lead By Blind Men
  3. Passage
  4. Snake Healer
  5. Wild Host
  6. I Am The Howling Mountain
  7. Promethean Gallows
  8. Lurking Beneath The Pines
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