OSI – Blood

Pubblicato il 08/05/2009 da
voto
8.0
  • Band: OSI
  • Durata: 00:47:35
  • Disponibile dal: 24/04/2009
  • Etichetta: Inside Out
  • Distributore: Audioglobe

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Gli O.S.I. (leggasi Office Of Strategic Influence) giungono al terzo album con il presente “Blood”, e lo fanno con una premessa importante: si tratta infatti del primo lavoro senza Mike Portnoy dei Dream Theater, il batterista che in un certo senso aveva dato il via al progetto. Le antenne si sono subito rizzate, e tanta era la voglia del sottoscritto di sentire cosa la band avesse combinato con il nuovo arrivato, il portentoso Gavin Harrison dei Porcupine Tree. Ma prima di passare all’ascolto, è necessario inquadrare velocemente il progetto, per chi non lo conoscesse: gli O.S.I. sono l’unione di tre menti sopraffine del progressive (tanto prima con Portnoy quanto ora con Harrison), su cui spiccano i due fondatori Jim Matheos (Fates Warning) e Kevin Moore (ex-Drem Theater, Chroma Key). Un progetto nato per caso, che ha voluto fin da subito fondere le strutture proprie del progressive con elementi moderni, synth e percussioni alternative. Il tutto amalgamato dalla voce filtrata di Kevin Moore, elemento imprescindibile dell’intera discografia della band. E questi ingredienti, in “Blood” sono così ben orchestrati da lasciarci un’ottima impressione anche dopo il primo ascolto. Nove pezzi oscuri all’inverosimile, dove i tre giocano magistralmente con le atmosfere, come dimostra il pessimismo sonico delle due “The Escape Artist” e “Terminal” poste in apertura, che con la grazia di un Harrison decisamente meno straripante del suo predecessore, raggiungono un livello di eccellenza. “False Start” aggredisce frontalmente l’ascoltatore, mostrando il lato più heavy della band, da cui scaturiscono ottimi riff in perfetto stile Matheos, a cui segue “We Come Undone”, una sorta di intermezzo di cui Moore è unico fautore e protagonista assoluto, inquietandoci con le sue soffuse sonorità elettroniche. Ottimo l’arpeggio ad introduzione di “Radiologue”, pezzo post-apocalittico di rara bellezza, dove si riassumono tutte le influenze di cui la band gode grazie all’illustre passato dei suoi musicisti. “Be The Hero” colpisce e diverte grazie alla grande influenza esercitata su di essa dal sound degli ultimissimi Porcupine Tree, mentre la successiva strumentale “Microburst Alert” spaventa l’ascoltatore grazie all’uso sapiente ed imprevedibile di suoni impalpabili ed indecifrabili, ma sempre presenti ed ossessivi. Le lacrime scendono all’ascolto di “Stockholm”, graziata da una ottima performance vocale dell’ospite Mikael Åkerfeldt degli Opeth, uno dei singer più emozionali nelle clean vocals, che qui supera letteralmente sé stesso. Chiude degnamente la title-track “Blood”, mostrandoci il lato più classicamente O.S.I., e lasciandoci con la ferma convinzione di aver appena goduto di un ottimo album, da gustare fino in fondo, magari al buio in cuffia.

TRACKLIST

  1. The Escape Artist
  2. Terminal
  3. False Start
  4. We Come Undone
  5. Radiologue
  6. Be The Hero
  7. Microburst Alert
  8. Stockholm
  9. Blood
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