OSI – Office of strategic influence

Pubblicato il 21/03/2003 da
voto
6.5
  • Band: OSI
  • Durata: 47:35:00
  • Disponibile dal: 17/02/2003
  • Etichetta: Inside Out
  • Distributore: Audioglobe

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OSI – OFFICE OF STRATEGIC INFLUENCELa montagna che partorisce il topolino? Forse sì, considerando le enormi aspettative generatesi mesi fa con l’annuncio della nascita dell’ennesima superband coordinata da Mike Portnoy. Dietro il monicker OSI si celano infatti quattro tra i più quotati musicisti di estrazione prog: oltre al già citato drummer dei Dream Theater, troviamo Sean Malone al basso (Gordian Knot, Aghora, nonché ex Cynic), Jim Matheos (Fates Warning) alle chitarre e Kevin Moore (Chroma Key, ed ex Dream Theater) alle tastiere e alla voce. Logico attendersi un lavoro dall’altissimo tasso tecnico ma, a quanto pare, i due factotum del progetto ( Matheos e Moore) si sono divertiti a spiazzare gli ascoltatori. Il suono degli OSI sembra essere un perfetto mix fra i Fates Warning dell’ultimo “Disconnected” e l’ambient crepuscolare dei Chroma Key, il tutto filtrato da frequenti richiami ai Pink Floyd più cupi; impressione confermata da due scelte sicuramente non casuali: il rifacimento di “SetThe Control For The Heart Of The Sun” (presente però nella sola versione limitata dell’album, con cd bonus) e l’ospite di lusso Steve Wilson (Porcupine Tree), che impreziosisce “Shut Down” con un cantato sapientemente equilibrato fra le delicate armonie di Gilmour e le esplosioni psicotiche di Roger Waters. La vera novità è costituita dai cantati di Kevin Moore, perfettamente a suo agio nel ruolo di vocalist: un cantato a volte sussurrato, mai invadente, a volte filtrato, semplice orpello per i loop tastieristici di cui il disco è farcito. Un lavoro di non facile assimilazione, considerando anche la staticità dei riff, con una chiara predilezione per la ripetizione ossessiva dei temi, come si evidenzia nella narcolettica “Head”. Il lavoro della sezione ritmica non è mai straripante o fine a se stesso, al completo servizio dell’economia dei brani, con uno Sean Malone impegnato soprattutto nei contrappunti allo stick-bass e nel doppiare i temi di Matheos (magistrale in tal senso il suo operato in “Dirt From A Holy Place”, piccola suite con un tessuto armonico figlio degli Arcturus più ispirati). Il mood oscuro dell’album (l’acme porta il titolo di “Memory Daydreams Lapsus”) è interrotto da due brevi episodi acustici: “Hello,Helicopter!”, con lievi accenni di world music, e la conclusiva “Standby (looks like rain)”, aliena dal contesto con il suo incedere easy-listening. Sufficienza piena, ma emerge un interrogativo scomodo: una simile parata di stelle poteva osare di più? Rincariamo la dose e poniamoci un altro quesito: come suonerebbero gli OSI con Daniel Gindelow dei Pain of Salvation in cabina di comando (escluso dal progetto dopo alcune session)?

TRACKLIST

  1. The New Math(what He Said)
  2. Osi
  3. When You're Ready
  4. Horseshoes And B-52's
  5. Head
  6. Hello,helicopter!
  7. Shutdown
  8. Dirt From A Holy Place
  9. Memory Daydreams Lapses
  10. Standby(looks Like Rain)
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