OSSAERT – Bedehuis

Pubblicato il 11/02/2020 da
voto
8.0
  • Band: OSSAERT
  • Durata: 00:34:01
  • Disponibile dal: 14/02/2020
  • Etichetta: Argento Records
  • Distributore:

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Quante volte, negli anni, abbiamo sentito parlare di ‘misteriosa formazione’, magari associato a roboanti descrizioni che gridavano al miracolo, per stuzzicare gli ascoltatori? Spesso i dischi che basano la loro promozione sul mistero si rivelano noiosi o quantomeno canonici, per non dire di quando dietro cappucci, pseudonimi e assenza di immagini si nascondono semplicemente seconde linee di band già note nel sottobosco estremo. Ecco, non è questo il caso dell’esordio di Ossaert, una one-man band partorita dai Paesi Bassi, per la quale il fantomatico mastermind P si è avvalso esclusivamente dell’aiuto di un batterista (W, per i completisti). I brani sono tutti piuttosto lunghi ed elaborati, ma – e questo è un bene – più in termini di crescendo emotivo che di pura e compiaciuta complessità; inoltre, a fronte di una durata media superiore agli otto minuti, si sta appena sopra la mezz’ora di durata complessiva. Trattandosi di tracce votate a un’ossessività evocativa che può farsi estenuante,  questo minutaggio merita un plauso, dato che ci risparmia una di quelle maratone visionarie, tra orchi e orchite, che caratterizzano tanto black metal contemporaneo. Il sound è ultra saturo e cupissimo, frutto di stratificazioni di riff e di una sezione ritmica possente e sporca in maniera accattivante; su questa struttura si innesta frequentemente il tremolo picking a risvegliare sensazioni primordiali, al punto che il sound della chitarra solista, su tonalità molto alte, fa pensare anche, in certi momenti, a una partitura di archi virata malignamente (per esempio in “I”). Si sposa in questo all’ottima ricerca sulle parti vocali, che vivono passaggi quasi operistici in tutti i brani, senza però frenesie espressive smisurate, rielaborando e trascendendo così, quasi, il concetto di black sinfonico. Da questo punto di vista, “III” è il pezzo più quadrato, ma in cui prendono piede anche le più estreme variazioni vocali, che potrebbero a tratti ricordare degli Arcturus meno spacconi, ma anche e soprattutto l’espressività del miglior Gaahl, in particolare nei suoi psicotici e maestosi Trelldom. A cui – proprio come agli Ossaert – non servivano intricati cambi di tempo per trasportare l’ascoltatore  in altri stadi percettivi. C’è comunque tanta violenza nei riff circolari più usuali, come quello che guida “II”, reso ancora più euforico e parossistico allorché si intreccia con la timbrica vocale più feroce; e semplicemente e mirabilmente ipnotico quando sul finale si staglia quasi solitario e in fade out. L’ultimo brano è il più belluino del lotto e quello in qui l’ombra lunga dei Mgla, tra le fonti di ispirazione evidenti della band, si fa più forte, ma sempre con una dignitosa rielaborazione personale. Un esordio veramente da applausi, insomma, in grado di sintetizzare bene le pulsioni che, in ambito black, attraversano il nostro continente dalla Francia alla Polonia; moderno ma coerente ai dettami tradizionali del genere, con quel tocco di follia che la scuola olandese ha sempre saputo instillare in tutte le sfaccettature del metal estremo.

TRACKLIST

  1. I
  2. II
  3. III
  4. IV
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