7.5
- Band: OSSUARY
- Durata: 00:37:15
- Disponibile dal: 23/05/2025
- Etichetta:
- Darkness Shall Rise Productions
- Me Saco Un Ojo Records
Quella messa in atto per anni dagli Ossuary del Wisconsin (precisazione dovuta, visti i diversi casi di omonimia) è stata chiaramente una politica dei piccoli passi, che soltanto ora, dopo un decennio di carriera, ha portato il terzetto a raggiungere la fatidica soglia del debut album.
Un viaggio lungo e dolente attraverso gli scenari del death metal americano più barbaro e cadenzato, gli stessi che negli anni Novanta potevano essere percorsi da gente come Cianide, Derkéta e Mythic, durante il quale la band della cantante/chitarrista Izzi Plunkett si è presa tutto il tempo necessario per ragionare sulla sua proposta e affinarne le dinamiche, senza per questo sacrificare l’immane ignoranza alla base di un suono del genere.
Licenziato dalla cordata Me Saco Un Ojo Records/Darkness Shall Rise Productions, “Abhorrent Worship” è quindi l’apice di un percorso puntellato di demo, EP e tante date live (basti pensare al tour europeo del 2023 di spalla ai Phobophilic, passato anche dal famigerato Kill-Town Death Fest di Copenaghen), e nella sua natura diretta e coriacea riflette appieno questo approccio maturo e tutt’altro che improvvisato alla materia.
Un death metal caliginoso che, a differenza di tanti altri nati sulla scia dell’esplosione di realtà come Mortiferum e Spectral Voice, si disinteressa completamente allo sviluppo di trame enigmatiche e ‘viaggianti’, scegliendo sempre e comunque la clava come strumento per esprimere il proprio credo e la propria filosofia, evitando sia di espandere oltremisura la componente doom, sia di scorrere in maniera troppo lineare e scontata.
Musica che non fa certo della tecnica il perno attorno cui ruotare, ma che evidenzia comunque uno studio attento delle dinamiche e degli sviluppi, come se insita in ogni brano vi fosse la ricerca di un climax inesorabile e distruttivo, ottenuto grazie alla concatenazione di riff e cambi di tempo via via più nerboruti e mastodontici.
Si avverte quindi un che di narrativo e avventuroso nella colata di cemento di episodi come “Volitional Entropy”, “The Undrownable Howl of Evil” o “Barren Lamentation”; un senso di movimento che – al netto della sequenza ininterrotta di badilate – corrobora lo spessore e la longevità della tracklist, la quale non si esaurisce in una vampata repentina, ma brucia lentamente innalzando una cortina di fumo densa e acre, accostabile a quella prodotta dalle ultime opere dei connazionali Vastum.
Da non sottovalutare, infine, l’impostazione al microfono della Plunkett, che con le sue urla e i suoi sibili fa calare sull’insieme una coltre di malvagità non troppo distante da logiche e atmosfere black metal, caratterizzando ulteriormente l’incedere del progetto e la sua identità in un mondo – quello dell’underground death metal contemporaneo – sempre più popoloso e competitivo.
La via percorsa dagli Ossuary in questa loro prima fatica sulla lunga distanza è insomma quella giusta, e non ci meraviglieremmo se, insistendo su questo mix di umoralità cavernicola e ingegno a livello di costruzione, l’appuntamento con il secondo full-length potesse coincidere con una vera e definitiva affermazione. Dal canto nostro, continueremo a non perderli di vista.
