OTEP – Hydra

Pubblicato il 29/01/2013 da
voto
8.0
  • Band: OTEP
  • Durata: 00:72:10
  • Disponibile dal: 22/01/2013
  • Etichetta: Victory Records
  • Distributore:

“Hydra” è un concept album basato su un graphic novel che la Shamaya ha scritto per due anni. La protagonista è una ragazza, corrotta dal male che affligge il mondo ed è portata lontana dalla creatività che l’aveva contraddistinta, abbandonata su un’isola selvaggia e malata, “where rats poison themselves”, per poi tornare nel mondo in veste di serial killer-vigilante dal nome in codice “Hydra”. E’ stato anche annunciato che questo sarà l’ultimo album degli Otep. Be’, che la Otep fosse stato un personaggio stravagante era già stato provato: poetessa, scrittrice, musicista, cantante,pittrice, un’artista a tutto tondo, in definitiva, ma con queste dichiarazioni sembra aver messo molta carne al fuoco per questo nuovo lavoro. La principale caratteristica di questo album è che il ritmo forsennato delle precedenti releases targate Otep è qui rallentato, reso più trascinante, avvicinandosi a caratteri di altissima emotività e oscurità. Per donare quel carattere di racconto, di storia in fieri, l’album contiene molte tracce parlate, come l’introduttiva “Rising”,”Hematophia”, “Voyeur”. Questo non vuol dire che l’esplosività, caratteristica del sound Otep, venga a mancare, “Blowtorch Nightlight” ne è un esempio lampante: un brano malato, esplosivo, distruttivo, eppure anche evocativo. Una traccia promossa su tutti i fronti. Sonorità industrial moderne dominano questo “Hydra” , dove echeggiano risate malconce, pianti, sospiri su sfondo decadente, corrotto, malato, colori deprimenti che colano dai muri, così come le grida e i lamenti di una protagonista in preda al suo delirio e trasformazione. In “Seduce And Destroy” sembra addirittura di sentire una versione sporca e violenta di una Shirley Manson dei Garbage, o addirittura del Reverendo Manson più introspettivo, o dei NIN di “Broken”. Un brano dondolante e impervio allo stesso tempo che dona un risultato che in termini di evocazione e oscurità raggiunge uno degli zenith dell’album. “Crush” si avvicina ai tempi di “Antichrist Superstar”, “Necromantic”  presenta le grida alla Reznor di “Downward Spiral”, entrambe le tracce abbracciano gli insegnamenti industrial anni Novanta ma con suono modernizzato ed incisivo. Questo è perfettamente coerente con il processo narrativo della graphic novel. Graphic novel che, quando uscirà, offrirà una visione più approfondita di questo “Hydra”, almeno a livello visivo, questo è sicuro. “Aphex Predator” nasconde groove e vocals infette da una cantilena che sfocia in quello che è il brano più riuscito dell’album. “Nobody moves, nobody gets hurt. But where’s the fun in that I gotta satisfy my thirst”. Questa di “Hydra” forse non è la trasposizione più moderna – e sicuramente più auspicata – del sound tipico a cui gli Otep avevano abituato i propri fan ma è la trasformazione a cui la violenza fisica, psicologica, spirituale – la tematica dell’album – tende in un questo processo musicale e creativo della sua leader/eroina. Certo, “Feral Game”, come alcuni passaggi nel corso del disco, è vicina all’Otep-style più consueto, anche se conserva in pieno gli arpeggi evocativi tipici e i dondolii di questa narrazione, in cui violenza e perversione si mischiano a livello sonoro per poi terminare in respiri affannosi. “Livestock” recita: “It began with a pen in my hand stabbed in the center of chaos to write out the light that lives within me that sought to break . The darkness is eating me alive…”, e potrebbe bastare questo a definire l’intera vicenda. “Hag” è anch’essa una botta di violenza, l’ultima prima della conclusione. Violenza, metamorfosi, pestilenza. “Theopagy” è la chiusa di questa narrazione, di questa Hydra che emerge dalle ceneri, così come era emersa dagli abissi. “The sheets will be our evidence of the blasphemies we invent” è la glossa significativa di questa avventura nell’abisso della psiche di questo personaggio. Metafora o no, testamento o invenzione, realtà o finzione, tutto sommato non importano molto alla luce del carattere della frontman Otep. Questo è quello che ha deciso di scrivere e di interpretare. Sicuramente molti fan del gruppo forse si aspettavano un testamento più diretto, e invece si trovano davanti ad un fumetto musicato, teatralizzato dalla figura della sua autrice, attrice e rappresentatrice e protagonista. Molto del giudizio a riguardo dipenderà appunto da cosa si ritiene essere questo lavoro: ultimo album di una band nu-metal, proposta musicale di un’artista eclettica, testamento spirituale, graphic novel musicata, pazzia… sarà soggetto alle critiche più disparate. Mai come in questo caso ci sarà il forse stra-abusato “o si ama o si odia”. Il processo artistico non standardizzato è sempre minato dal giudizio dei suoi habitué, nel bene e nel male, anche se talvolta l’estetica e la comunicazione diretta opera-spettatore dovrebbe essere mediata solo dalla passione e non dalle troppe elucubrazioni a riguardo. Decidete voi da che parte stare: questa è comunque arte, e ad essa si chiede sempre di lasciare qualcosa.

TRACKLIST

  1. Rising
  2. Blowtorch Nightlight
  3. Seduce & Destroy
  4. Crush
  5. Hematopia
  6. Necromantic
  7. Quarantine
  8. Voyeur
  9. Apex Predator
  10. Feral Game
  11. Livestock
  12. Hag
  13. Theophagy
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