OVERKILL – The Grinding Wheel

Pubblicato il 13/02/2017 da
voto
7.5
  • Band: OVERKILL
  • Durata: 01:00:12
  • Disponibile dal: 10/02/2017
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

Macchina da guerra in piena forza e perfettamente oliata, privi di scossoni in line-up da oltre una decina d’anni, gli Overkill rappresentano una sicurezza infrangibile per i metallari di ogni generazione. Dalla vecchia guardia attaccata con le unghie ai propri miti ai thrasher imberbi, tutti sanno cosa attendersi dai newyorkesi, sicuri che qualcosa di buono da loro arriverà sempre. “Ironbound”, “The Electric Age”, “White Devil Army”, uno in fila all’altro, hanno scatenato quasi ovunque reazioni entusiastiche, mediando abilmente fra aderenza ai sacri dogmi del thrash e del power/speed e necessità di aggiornamento di un sound che non ha perso la sua freschezza. Affermando che  “The Grinding Wheel” segue lo stesso ricettario degli immediati predecessori e contiene tutti i crismi del thrash metal album da manuale, andiamo probabilmente a raccontare tutto ciò che serve per portare al Nirvana i fan della band. Sotto tanti punti di vista, il diciottesimo disco in studio concepito dalla premiata coppia Bobby “Blitz” Ellsworth-D.D. Verni è ineccepibile. È un lavoro potente, grintoso, costellato di una moltitudine di agganci ritmici e melodici irresistibili, zeppo di vorticosi assoli classic metal, refrain che catturano e non perdono appeal da un ascolto all’altro, le metriche incalzanti di Ellsworth non lasciano scampo – il cantante è in forma smagliante, con gli anni diventa sempre più duttile e devastante –  e, altro aspetto importante, tutto suona benissimo, grazie anche al missaggio di Andy Sneap. C’è molta varietà, la tracklist è intelligente nel non mettere uno dietro l’altro brani troppo simili e propone gli Overkill sotto luci cangianti, rimescolando sapientemente suoni di frequentazione più o meno recente. Ci sono caustiche mazzate thrash sospese fra tempi medi tesissimi e stacchi spezzacollo (l’opener “Mean Green Killing Machine”,”Our Finest Hour”), forsennati inni irrorati di rock’n’roll indiavolato (l’assoluto pezzo da novanta “Goddamn Trouble”, “Let’s All Go To Hades”), sembianze quasi manowariane (la sorprendente “The Long Road”), brillanti rivisitazioni hard blues del thrash più groovy (“Come Heavy”). Insomma, un disco decisamente ben concepito e realizzato, appassionante. Ma non perfetto. Per chi scrive, gli Overkill in quest’occasione hanno peccato di un pizzico di furbizia e ostentazione di quello che sanno fare meglio. Perché se creare un lotto di canzoni che prendono per la gola e non mollano mai la presa è un merito, la ricerca spasmodica del ritmo/melodia giusta per provocare headbanging e sing-along è alla lunga un gioco troppo scoperto. Pensiamo solo, a titolo di esempio, al ‘oooh, oooh’ piazzato proprio nel mezzo di “Mean Green Killing Machine”, senza che ve ne sia una reale necessità. O a quello che accade ogni volta che si sono esaurite le fasi soliste: la band riprende il tema ritmico principale e il riff portante e li perpetua allo sfinimento, come se avesse l’ansia di spingerci in testa a tutti i costi i momenti ‘forti’ di ogni pezzo. Manca sintesi, una sforbiciata nei finali sarebbe stata doverosa e se, nel complesso, la durata fosse stata di una decina di minuti inferiore, l’apprezzamento della musica ne avrebbe sicuramente giovato. Un altro problema è la povertà di grandi riff. Le chitarre suonano alla grande, per carità, la botta di suono è veramente notevole, ma se gli assoli lasciano il segno, non si può dire altrettanto per i riff, abbastanza comuni e poco caratteristici, mentre il basso di Verni, seppur meno in evidenza di altre volte, sa sempre come colpire nel segno. A dare vero spessore e spinta ci pensa la prova maiuscola di Ron Lipnicki alla batteria, che non lascia scampo né quando c’è da tenere ritmi quadrati e martellanti, né quando c’è bisogno di ravviare lo spartito e piazzare cambi di tempo letali. Certo, poi c’è Ellsworth e, almeno per oltre due terzi di tracklist, basta e avanza il suo cantato stridulo, invasato, velocissimo, per mettere al tappeto anche l’ascoltatore dal palato più difficile! Di leggeri filler ve ne sono all’incirca un paio, verso il termine: “Red White And Blue” e “The Wheel” scontano uniformità ritmica e chorus telefonati, anche se non sono nient’affatto scarse prese di per sé. Ottima invece la chiusura, affidata alle arie drammatiche, pompose, della titletrack, sulle quali “Blitz” decanta in un pulito cristallino che controlla meglio adesso di come avrebbe fatto negli anni giovanili. Le luci sono sicuramente superiori alle ombre, su quello non ci piove e il giudizio complessivo, riassumibile nel voto in calce, è assolutamente positivo. Non grideremmo però al miracolo, constatando che i cinque hanno sfornato un nuovo saggio di cosa voglia dire suonare thrash metal nei tempi moderni, senza raggiungere le vette qualitative dei loro capolavori.

TRACKLIST

  1. Mean Green Killing Machine
  2. Goddamn Trouble
  3. Our Finest Hour
  4. Shine On
  5. The Long Road
  6. Let's All Go to Hades
  7. Come Heavy
  8. Red White and Blue
  9. The Wheel
  10. The Grinding Wheel
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