8.0
- Band: OWLS OVER OAKS
- Durata: 00:39:13
- Disponibile dal: 27/02/2026
- Etichetta:
- Argonauta Records
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Il progetto Owls Over Oaks, che ha sede in Piemonte, vede la luce nel 2022 grazie a Valerio ‘Leynir’ Possetto, ex bassista degli Enisum, con la collaborazione della cantante Elisa ‘Aeretica’ Iacopini, in passato con gli Amethista, e del batterista di Nihil Locus e Nerocapra, Roberto ‘Bob Rip’ Ripollino.
La firma con Argonauta Records, etichetta genovese con una forte tendenza verso le sonorità più pesanti e sulfuree, è il passo decisivo per la pubblicazione del primo album.
La struttura dell’esordio è decisamente minimale, con un titolo, “O. O. O.”, composto dalle tre iniziali del moniker del gruppo e altrettanti brani lunghissimi che ricalcano le singole parole che lo compongono, ed essenziale risulta essere anche la proposta musicale, con la scelta di non utilizzare chitarre: una formazione scarna che si potrebbe pensare come un limite ma che in realtà è un punto di forza, poiché il trio riesce a creare un suono peculiare, un asfissiante drone doom metal denso e dalle atmosfere rituali.
Il disco, nella sua interezza, non è concepito come una sequenza di brani ma come un’esperienza totalizzante ed immersiva che va affrontata in apnea, una sorta di viaggio negli abissi più oscuri della mente, con da due linee di basso suonate in modo ossessivo da Valerio, unico compositore dell’opera, a prendere il posto dei tradizionali riff; l’interpretazione di Elisa è vicina a quanto fatto da band quali Khanate e Sunn O))) che, insieme a a Burning Witch e Thorr’s Hammer, sono le fonti di ispirazioni più evidenti, in un genere che, negli anni, ha prodotto un numero limitato di epigoni credibili.
I primi due pezzi, “Owls” e “Over”, si attestano sui dieci minuti di durata e rappresentano un blocco unico che si muove alla velocità di un pachiderma, mentre “Oaks”, che di minuti ne misura quasi diciassette, perde parte della monoliticità, gioca sui vuoti, su alcune svisate noise, qualche apertura più ariosa ma carica di dissonanza ed una voce a tratti salmodiante che ricorda Chelsea Wolfe, tutto all’insegna di una tensione che non si spezza mai ed un impatto travolgente.
Questi suoni così viscerali sono valorizzati da una registrazione completamente analogica e dal lavoro in fase di masterizzazione da parte di James Plotkin (chitarrista e produttore americano che può vantare collaborazioni con le più importanti realtà di settore, quali, tra gli altri, Khanate, Sunn O))), Isis, Pelican e Earth) capace di aumentarne la crudezza e l’effetto ipnotico, operando su volumi e distorsioni irreali e lasciando spazio alle basse frequenze, quelle che più colpiscono allo stomaco l’ascoltatore.
La distanza siderale da un qualunque tipo di forma canzone e la mancanza di ogni genere di melodia sono le caratteristiche distintive di un disco che ai più parrà indigesto, ma la profondità di “O. O. O.” è da ricercare altrove, nell’attitudine senza compromessi che lo percorre e nell’assoluta integrità di musicisti navigati liberi di esprimersi senza alcun vincolo.
Stiamo parlando di un’opera che emerge dell’underground più estremo e che per sua natura è dedicata a pochi ma, per gli appassionati delle atmosfere più radicali ed opprimenti, l’ascolto è fortemente consigliato: immaginiamo che, anche dal vivo, gli Owls Over Oaks possano avere un potenziale esplosivo.
