7.0
- Band: OXBOW
- Durata: 00:40:52
- Disponibile dal: 21/07/2023
- Etichetta:
- Ipecac Recordings
Eugene S. Robinson è il classico personaggio larger than life: non solo musicista, ma anche scrittore ed esperto di Jiu Jitsu, ha offerto negli anni la sua versatile ugola a numerosi progetti, ma come sempre il ritorno alla “casa madre” degli Oxbow è l’occasione per confrontarsi al meglio con la sua anima tormentata e la sua, altrettanto possente, visione della suddetta vita.
Non è ovviamente solo lui a definire il magma musicale di questo mitico ensemble noise: sono come sempre pari elementi di forza la presenza di Greg Davis dietro le pelli, con la sua capacità di alternare un approccio tellurico e ritmiche quasi doom e dilatatissime, e l’inventiva di Niko Wenner, sorta di John Cale prestato a un’altra epoca.
Tensioni e contrasti, angoscia e dolore: alla fine non dovrebbe stupire l’apparentemente stramba dichiarazione secondo cui tutte quelle qui presenti sono canzoni d’amore, semplicemente mediate dall’esperienza personale di questo gigante ad alta intensità emotiva. Ecco quindi che alcuni brani sono giocose esternazioni dell’amore più carnale (“Icy White & Crystalline”), o almeno presentano passaggi più sferzanti, ma la maggior parte si configura sotto forma di malinconiche ballate che uniscono la passione del primo incontro e lo strazio dell’addio (“Lovely Murk”, “The Night The Room Started Burning”). E poi, come di consueto, tempi dispari, stranezze e intermezzi in cui Robinson sa ancora unire tutti i suoi modelli, quando non superarli per intensità: dimostra infatti ancora una volta di meritare un posto al fianco di Henry Rollins e del Nick Cave dei Birthday Party in un’ideale trimurti della teatralità sofferente. L’elegiaca “1000 Hours” ripesca anche atmosfere di Seattle, con delicatezza e profondità insieme, sfumando nel mondo crooner e straziante di “All Gone”, dove la voce di Eugene tocca probabilmente i suoi apici espressivi, duettando con il pianoforte e un tappeto di tastiere intensissimo.
Forse certe coordinate, più spinte e sincere nel mostrare il lato puramente sentimentale della band, potrebbero far storcere qualche naso, ma, ascolto dopo ascolto, la forza lacerante di questo disco entra sotto pelle. Riaprendo ferrite sentimentali che forse non ricordavamo di aver vissuto.
