PAGAN ALTAR – The Room Of Shadows

Pubblicato il 28/09/2017 da
voto
8.0
  • Band: PAGAN ALTAR
  • Durata: 00:49:56
  • Disponibile dal: 24/08/17
  • Etichetta: Temple Of Mistery Records
  • Distributore:

Ci sono band che sembrano nate sotto una cattiva stella, per le quali il talento e la passione non bastano, perché c’è sempre qualcosa pronto ad andare storto. E’ questo il caso dei Pagan Altar, storica formazione NWOBHM, autrice – nella prima fase della propria carriera – di un’unica demo, una manciata di ottimi brani sufficienti a penetrare nel cuore dei fan e a far entrare la band londinese tra i gruppi culto di quest’epoca d’oro del metallo. Come dicevamo la fortuna non è stata dalla parte dei Nostri, che riescono a pubblicare il primo album dopo ben sedici anni dall’uscita del primo nastro. La tenacia del menestrello Terry Jones ci ha permesso di ascoltare – finalmente – il materiale che era stato quasi interamente composto (e in parte già registrato) a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, racchiuso in quattro dischi, gemme che avrebbero meritato ben altro successo. Nonostante questo il responso della critica e dello zoccolo duro di fan è stato entusiasta, riportando nel nuovo secolo i quattro a calcare i palchi internazionali. Ma non è una storia a lieto fine, e infatti l’istrionica voce Terry Jones perde due anni fa la sua battaglia contro il cancro, lasciando incompiuto questo “The Room Of Shadows” (che originariamente sarebbe dovuto uscire con un altro titolo). Il figlio Alan, storico chitarrista, ha deciso di riprendere in mano le registrazioni, re-incidendo tutti gli strumenti. Il risultato è un album solido ma venato di una lieve malinconia, che traspare in particolare dalle parti vocali di Jones e dall’intensità della chitarra solista. Il mix di influenze e stili è quello particolarissimo ed esplosivo al quale i Pagan Altar ci hanno abituato: NWOBHM dalle oscure tinte doom (similmente ai connazionali Witchfinder General, altra formazione dalla quale avremmo voluto sentire molto di più), venature hard rock anni ’70 e partiture acustiche folk dal sapore celtico. La title track è uno splendido esempio di come i Nostri siano in grado di fondere magistralmente questi elementi, con un incedere da ballata progressive-folk che sfocia nell’heavy metal più puro. Nonostante queste canzoni siano state composte attorno al 2003, non solo conservano un’impostazione genuinamente old-school nella struttura, negli arrangiamenti e nei suoni scelti, ma – cosa assai più rara – sono animate da reale ispirazione. Anche la prestazione di Jones, che pure era già malato ai tempi delle registrazioni, è all’altezza del passato ed evidenzia tutta la versatilità di cui il musicista era capace, dimostrando anzi un’incisività anche maggiore. Quasi tutto il disco si assesta su velocità medie, tra accenti epici (“Rising Of The Dead”), momenti nel quale prevale un incedere hard rock (“The Portrait Of Dorian Gray”), ed altri nei quali folk-rock progressivo e metal classico si fondono l’uno nell’altro (“Danse Macabre”, la già citata “The Room Of Shadows”). “Dance Of The Vampires” è il brano più veloce e ritmato, ma l’intero platter, pur rivelando la parte più intimista della band, non si affossa mai in soluzioni monotone o mancanti in termini di mordente. “After Forever”, traccia acustica breve e malinconica, suona come un epitaffio, a chiudere un disco intenso, ben scritto e capace di entrare un po’ più a fondo di quel che capita di solito. Non è per un moto di pietà verso un grande artista che ci ha lasciati che vi consigliamo questo disco, bensì per il suo reale valore, però potrebbe cadervi una lacrima ascoltando queste note. A noi è successo.

TRACKLIST

  1. Rising Of The Dead
  2. The Portrait Of Dorian Gray
  3. Danse Macabre
  4. Dance Of The Vampires
  5. The Room of Shadows
  6. The Ripper
  7. After Forever
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