7.5
- Band: PALEDUSK
- Durata: 00:21:44
- Disponibile dal: 21/02/2024
- Etichetta:
- Sharptone Records
Anche nel 2024 i Bring Me The Horizon sono destinati all’ennesimo passo avanti che verrà capito e copiato solo negli anni a venire. Si è parlato tanto della separazione da Jordan Fish e delle influenze hyperpop, unite alle stramberie di ogni tipo che “Post Human: Nex Gen” ha portato a migliaia di ascoltatori. Non tutti sanno che, dietro alle novità che hanno segnato il disco in questione, c’è un nome ben preciso: parliamo di Daisuke ‘Daidai’ Ehara, chitarrista produttore e compositore in forza ai giapponesi Paledusk, che ha contribuito pesantemente alla scrittura del disco.
Ma chi sono i Paledusk? La band di Fukuoka è attiva dal 2015 e si è fatta notare con l’EP “Happy Talk” del 2020. Con una strategia di pubblicazione molto contemporanea, fatta di singoli rilasciati a tempistiche random successivamente raccolti in EP di diversa lunghezza, negli anni sono rimasti sempre freschi sul mercato e disponibili per tour insieme agli artisti più rampanti della scena, strizzando l’occhio in particolare alla vicina Australia e associandosi a band Alpha Wolf, Polaris e The Amity Affliction.
Nel 2024 arriva “Palehell”, che coi suoi sette brani si configura come l’EP più polposo della giovane storia del quartetto, ennesimo folle e divertentissimo tornado di generi, umori ed emozioni. Di base i giapponesi suonano metalcore, ma la missione principale è distruggere ogni tipo di costruzione formulare con le svolte più inattese, facendo della fusione di generi musicali la propria cifra stilistica: sembra un discorso fatto e sentito più volte, ma è bene sapere che la formazione spinge su follia e diversificazione, in pieno stile nipponico, come nessuno in circolazione, tanto che per molti il risultato sarà quasi inascoltabile.
Nello scoppiettante tripudio creativo ci si può imbattere in brani dai ritornelli facili come quelli pop punk di “Palehell” o della chiusura stadium rock di “Q2”, anche se facilmente sarà il megasingolo crossover rock/rap/pop “I’m Ready To Die For My Friends” a rappresentare il più infimo earworm.
Anche quando c’è da pestare i giapponesi sanno il fatto loro, addentrandosi in territori deathcore in “No!” e “Tranquilo!”, con una formula che utilizza l’elettronica per stranire e dar profondità al suono.
Ovviamente, i Paledusk danno il meglio di sè a briglie completamente sciolte, così è divertentissimo farsi schiaffeggiare dalla follia totale dell’uragano “Super Pale Horse”, brano super veloce e tecnicissimo con elettronica bombastica infusa nel metal, oppure dalla schizofrenia maniacale di “Rumble”, che sembra un disco dei Bring Me The Horizon concentrato in quattro minuti, tra “arf arf”, intrusioni di sax e piano, il featuring di Masato dei Coldrain e delle vibrazioni Faith No More.
In mezzo al caos riesce a risplendere il talento di DaiDai tanto come producer ma anche come vero e proprio chitarrista, capace di intagli concisi ma esaltanti e splendenti, con un carisma da da vero guitar hero.
Colorati, imprevedibili, sperimentali, eccentrici: i Paledusk sono consapevoli della propria esagerazione, vista sia come qualità che come limite, ma sono confidenti che il loro approccio divertente alla musica potrà distruggere la potenziale alienazione degli ascoltatori. Se a questo punto siete curiosi, “Palehell” è il perfetto biglietto d’ingresso per il loro mondo.
