6.5
- Band: PALISADES
- Durata: 00:39:19
- Disponibile dal: 20/01/2017
- Etichetta:
- Rise Records
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I Palisades, band di punta, perlomeno in america, di un certo tipo di post-hardcore a tutto beat, scream e chitarroni, sembravano essere scomparsi dal radar per un po’, da quella perla di tamarragine EDM-metal che rispondeva al nome di “Mind Games” del 2015, in cui i Nostri hanno esasperato il lato danzereccio del loro metalcore easy listening degli esordi, regalando un’opera squisitamente estrema in tutto e per tutto. Oggi, dopo due anni di silenzio radio, i ragazzi del New Jersey sono tornati, sempre sotto l’onnipresente Rise, e ci hanno preso un’altra volta di sorpresa con la scelta di questo selftitled che, come da tradizione, può rappresentare o una cementificazione artistica oppure un diretto cambio di rotta nel sound di una band. Ed in questo caso abbiamo a che fare con la seconda eventualità. I Palisades sembrano aver abbandonato gran parte delle velleità da dancefloor, e sembrano aver provato a mettere la testa a posto appendendo al chiodo i drop e le parti rappate, andando a proporre un metal/rock pesante con chiare ambizioni da classifica in questo ultimo capitolo, prendendo molto spunto dal sound dei BMTH 2016. Le parti urlate si contano sulle dita di una mano, così come i breakdown che, a dispetto di tutto, gli riuscivano molto bene. Notiamo quindi un sensibile rallentamento, ed una marcata tendenza all’hook emozionale, coadiuvato dalla sempre buona capacità dei Nostri di scrivere canzoni catchy. Il risultato finale non è malvagio ma, complici l’elevatissima quantità di midtempo tutti molto simili tra di loro, e la mancanza di un pezzo davvero di qualità superiore (tralasciando forse i singoli “Fall” e “Through Hell”) , tutti i quaranta minuti di questo “Palisades” ci sono scivolati addosso come una innocua pioggerellina primaverile, mostrandoci una band che continua imperterrita a provare a cambiare forma (il che di per sè non è necessariamente una nota di demerito) ma che così facendo sembra non riuscire a trovare una propria dimensione definita e a tirare fuori il meglio dalle proprie idee. Nonostante gli estimatori abituali di queste sonorità potrebbe trovare comunque questo lavoro piacevole, dobbiamo constatare come la maturità artistica sembra essere un traguardo ancora da acciuffare per la compagine dell’East Coast.
