PALLBEARER – Forgotten Days

Pubblicato il 13/10/2020 da
voto
8.5
  • Band: PALLBEARER
  • Durata: 00:52:55
  • Disponibile dal: 23/10/2020
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

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Sono passati tre anni e un pugno di EP dall’ultimo full-length dei Pallbearer, e sebbene fosse lecito aspettarsi un’ulteriore evoluzione del cammino intrapreso con “Heartless”, ecco che il nuovo “Forgotten Days” ci mette una mano sulla spalla, ci fa sedere e ci dice: “non è poi così facile superare certe cose”. Questa quarta prova della band di Little Rock è pregna di dolore, di una sofferenza che riporta quasi alle pesantezze che pervadevano il debut, “Sorrow And Extinction”, con temi creduti sopiti ma mai del tutto metabolizzati. Un’agonia che era cruda, acerba allora (in senso concettuale), più adulta e disillusa oggi. Come un dolore divenuto qualcos’altro, una consapevolezza delle proprie cicatrici, non più fresche ma nemmeno mai del tutto rimarginate. E dunque ci troviamo di fronte al calore di un brano come la titletrack, che diviene immediatamente un classico della band, con la sua indole sabbathiana e anni ’70, o, ancora, di una richiesta di aiuto come in “Riverbed”, o di una chiusura trasognante, inquieta e lacerante, come con “Caledonia”. Il senso di urgenza che attraversa gli otto brani (per una cinquantina di minuti abbondanti) è palpabile, chiede – pretende – di essere ascoltato, ma non trascende il metodo, l’occhio adulto, la capacità di, infine, saper dire quel che si vuol dire pur con tutta la foga richiesta dalla materia affrontata.
I Palleberar sembrano essere andati oltre loro stessi, oltre il mood progressivo e curioso di “Heartless”, per poi, invece, tornare a riprendere in mano i temi dei propri primi battiti, sfornando un lavoro quasi ‘live’, la cui struttura sembra essere scritta propriamente per la dimensione palco, dove si torna a riscoprire la musicalità attraverso passaggi melodici contrapposti a manovre annichilenti e gravi, che pure non perdono la loro carica onirica, anzi forse l’acuiscono con un afflato psichedelico che non abbandona mai del tutto il lavoro.
I quattro americani oggi vestono degli abiti creduti dismessi ma che calzano ancora perfettamente, paiono anzi essere cresciuti abbastanza per portarli con sicurezza, mettendoci sapientemente mano grazie all’accumulata esperienza e facendoli apparire, di fatto, completamente nuovi: non si spiegherebbero altrimenti le aperture prettamente rock che in “Forgotten Days” danno da contralto al doom delle origini e alla melodia accumulata negli anni (“Silver Wings” è molto rappresentativa di ciò, ma anche la già citata “Caledonia” o, ancora, “The Quicksand Of Existing”, con quella carta così âgée e irresistibile).
Sembra di assistere all’evoluzione di una band di altri tempi, come in certi dischi dove ascolto dopo ascolto ci si trova a scoprire inserti, divagazioni, spunti non colti in precedenza, percependo una capacità di fondo che eleva i compositori e li mette su di un altro livello. E ci piace pensare che i Pallbearer possano fare ancora di più.

TRACKLIST

  1. Forgotten Days
  2. Riverbed
  3. Stasis
  4. Silver Wings
  5. The Quicksand of Existing
  6. Vengeance & Ruination
  7. Rite of Passage
  8. Caledonia
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