5.5
- Band: PANDAEMONIUM
- Durata: 00:55:57
- Disponibile dal: 19/09/2005
- Etichetta:
- Underground Symphony
- Distributore: Audioglobe
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Inaspettato ritorno sulle scene, quello degli italianissimiPandaemonium, a sei anni dall’uscita del debut album “..:And The RunesBegin To Pray” (piuttosto bruttino a dire il vero). Sin dalla copertinasi intuisce che le coordinate stilistiche rimarranno pressoché immutaterispetto all’esordio, con il bardo simbolo della band che rinasce anuova vita, pronto a ripartire da là dove si era fermato. La propostadei nostri è fatta di power sinfonico alla Rhapsody e virtuosismineoclassici sulla falsariga del maestro Malmsteen, con alcuni insertidi power epic tipico dei Blind Guardian e un pizzico di Helloween primoperiodo. La formula è, come potete vedere, abusatissima: i Pandaemoniumpadroneggiano abbastanza bene la materia, ma questo non basta percreare un buon album power ai giorni nostri. Se da una parte il lavorodella sezione ritmica è di ordinaria amministrazione, dall’altraabbiamo un chitarrista, Steve Volta, piuttosto talentuoso, anche setroppo incapace di slegarsi dagli stilemi malmsteeniani. Vero e propriotalone d’Achille del gruppo è però il singer Daniel Reda, discretoquando si tratta di cantare su sonorità a lui congeniali, maassolutamente irritante quando tenta di far salire la voce per renderlapiù acuta; sicuramente Daniel arriva a prendere anche le ottave piùalte, ma la voce in quei casi si trasforma in una sorta di miagolìo cherovina più di una canzone. Le tracce scorrono nel solco dellanormalità, sono poche quelle che si segnalano, tra le quali citiamo lapiacevole “Fires In The Sky”, che, tra intro e outro arpeggiati, cioffre un buon mid tempo sufficientemente roccioso di matrice BlindGuardian. “Blazing Fire” è dotata di una struttura melodic powerdiscreta ma di un refrain forse troppo zuccheroso, mentre nota dimerito per la strumentale “Flying Over The Clouds”, con Volta sugliscudi, e la ballata finale “Land Of Dreams”, dove il chitarrista sicimenta con buoni risultati anche con la balalaika. Probabilmentequesto album piacerà agli amanti del power, in quanto al suo internoracchiude tutti gli elementi di maggior successo dell’ultima decade, maun esame critico non può non tenere conto di tutte le pecche sopradescritte. Occasione sprecata per i Pandaemonium, dopo sei anni diattesa i fan meritavano sicuramente qualcosa di meglio.
