PANTERA – Cowboys From Hell

Pubblicato il 11/03/2018 da
voto
9.5
  • Band: PANTERA
  • Durata: 00:57:39
  • Disponibile dal: 24/07/1990
  • Etichetta: ATCO Records
  • Distributore:

Volendo utilizzare una metafora da reality show, l’anno del Signore 1990 è stato quello del makeover definitivo della band texana e del seguente successo a livello planetario. I Pantera sono una band abbastanza nota sul finire degli anni ’80, con già tre album alle spalle, che cavalca l’onda glam che ha fatto la fortuna di miriadi di formazioni in quegli anni; ma i fratelli Abbott, nelle persone di Vinnie Paul e Dimebag Darrell, sentono come se qualcosa mancasse al quadro finale. E così ha inizio un processo di evoluzione lento ma costante, che li vede, nel 1986, affidarsi alla possente ugola del giovanissimo Phil Anselmo, giunto dalla Louisiana appena diciannovenne, per rimpiazzare il vecchio Terry Glaze e pubblicare così “Power Metal”, una miscela di glam e thrash che non sarà fortunatissimo e che sancirà la fine definitiva dei ‘vecchi’ Pantera in funzione di qualcosa di completamente diverso che andrà a scuotere le fondamenta del mondo del metal e del rock in generale in profondità. L’insoddisfazione continua a crescere tra i membri della band, fino a quando Vinnie Paul viene colpito da una sorta di folgorazione, realizzando quanto quel tipo di immaginario glam, sia a livello estetico che a livello sonoro, non gli appartenesse più, portando i Nostri ad appendere finalmente paillettes, lustrini e pantaloni attillati al chiodo e provando a rimescolare completamente le carte in tavola. Ed ecco Dimebag dare fondo a tutto il suo estro compositivo, andando a sciorinare un riffing assassino che non solo farà la fortuna della band texana, ben spalleggiato sul campo dalle performance di Anselmo, ma che andrà a settare un nuovo standard per generazioni di chitarristi a venire. Il problema, ora, risiede nel trovare qualcuno disposto a scommettere su questa nuova creatura ed è qui che la band si trova in una situazione buia e sconfortante ricevendo, a detta dei protagonisti, solo porte in faccia da parte di ogni etichetta alla quale si presentano. I ragazzi però non si danno per vinti e, come succede a volte in questi casi, la dea bendata bussa finalmente alla loro porta: durante un concerto in Texas, tra le mura di casa, vengono notati da Mark Ross, un manager della Atco Records, e nel giro di pochi giorni ecco il contratto bello pronto. In “Cowboys From Hell” si sentono ancora le reminiscenze di un passato non troppo distante per il collettivo del sud degli Stati Uniti, dato che la componente thrash e gli acuti circostanziali sono ancora ben vivi nel corso del platter, ma il cambiamento è comunque estremo e sconcertante. Possiamo solo immaginare il livello di stupore dei fan dell’epoca una volta messo il cd nel lettore alle prime note della titletrack, tuttora IL cavallo di battaglia dei ragazzi di Arlington, con quel suo riff travolgente che marcherà l’anno zero del loro groove metal griffato, da questo momento finalmente sdoganato. I Nostri sfornano un lavoro organico, pieno di dinamismo e di energia, quasi come se i Pantera fino a quel momento fossero stati costretti e bloccati in una dimensione che non li rispecchiava minimamente, per poi finalmente avere l’opportunità di esplodere suonando quello che sentivano loro, andando a segnare una vera e propria rinascita dalle proprie ceneri, come la proverbiale araba fenice. Pezzi come “Cemetery Gates”, vera e propria suite di metal pompatissimo, maturo e articolato, che parte tra atmosfere oniriche e morbidi vocalizzi ed esplode in un saliscendi di schitarrate ruvide come il granito, trainata da una delle migliori performance di Anselmo che si ricordino, in termini di espressività e trasporto; oppure la cazzutissima “Primal Concrete Sludge”, in bilico tra thrash a marchio Anthrax e speed metal, con il solito incontenibile guitar work tessuto dalla buonanima di Dimebag, che fa sembrare tutto facile e naturale; oppure ancora sberle da pogo a testa bassa quali “Domination” e “Heresy”, con una grandissima performance di Vinnie Paul e Rex Brown al comparto ritmico; la spassosissima “Clash With Reality”, che é prova di una band che dà il meglio di sé, divertendosi, quando pesta più duro, e che finalmente riesce a tirare fuori tutto il proprio potenziale sopito. Canzoni inconfondibili, immortali, fresche ancora oggi a distanza di ventotto anni, che sono entrate di diritto nell’imprescindibile manuale del metallaro alla voce ‘Fondamentali’, e che hanno cambiato in maniera irreversibile il concetto di musica pesante come era conosciuto una volta. “Cowboys From Hell” forse non sarà in assoluto il miglior lavoro della band, né il più rappresentativo del sound dei Pantera, dato che il groove metal teorizzato dal quartetto vede i suoi più fulgidi esempi nei successivi lavori “Vulgar Display Of Power” e “Far Beyond Driven”, ma rappresenta incontrovertibilmente la chiave di volta di tutto, il Big Bang che ha dato origine alla leggenda dalla quale possiamo dire tutti i metallari nati tra gli anni ’70 e ’90 del secolo scorso hanno tratto ispirazione e si sono formati. E scusate se è poco.

TRACKLIST

  1. Cowboys From Hell
  2. Primal Concrete Sledge
  3. Psycho Holiday
  4. Heresy
  5. Cemetery Gates
  6. Domination
  7. Shattered
  8. Clash With Reality
  9. Medicine Man
  10. Message In Blood
  11. The Sleep
  12. The Art Of Shredding
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