PANTHEIST – Closer To God

Pubblicato il 05/01/2022 da
voto
7.0
  • Band: PANTHEIST
  • Durata: 00:47:41
  • Disponibile dal: 03/12/2021
  • Etichetta:
  • Melancholic Realm Productions

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Non è mai stato un percorso esattamente ‘tradizionale’ quello di Kostas Panagiotou e dei suoi Pantheist all’interno del cosmo funeral doom. Pure all’interno del doom, volendo allargare leggermente il campo d’azione. Quelle professate dal musicista di origine greca e da tempo accasatosi a Londra sono idee sonore di impronta ampia, che almeno a partire dal secondo disco “Amartia” si sono sforzate di uscire da un codice sonoro predefinito e sono andate a caccia di accostamenti poco prevedibili tra oscurità e gentilezza, potenza metallica e atmosfere eteree. Una voglia di sperimentare che ha spesso condotto ad opere non propriamente immediate e avare di facili entusiasmi, per guadagnare solo col tempo il loro pieno apprezzamento alle orecchie degli appassionati. Reduce da un album di ottimo valore (“Seeking Infinity”) passato, appunto, un poco in sordina al tempo della sua uscita, Panagiotou ha dato forma alle inquietudini della fase più acuta della pandemia attraverso le musiche cinematografiche del nuovo “Closer To God”. Un lavoro molto personale, dove si è comunque avvalso di una completa line-up di musicisti ingaggiati per l’occasione, aventi nel curriculum esperienze in compagini doom/extreme metal di medio livello e pertanto a proprio agio nell’enigmatico materiale di questo disco.
Per ricercare un filo conduttore in quattro tracce di approccio e struttura ognuna abbastanza peculiare, bisogna leggere tra le righe delle note di presentazione, concentrandosi su un aspetto in particolare: vale a dire quel far rigirare all’infinito colonne sonore morriconiane ed esperienze videoludiche, all’interno di giornate in alcuni frangenti interminabili. Questo gusto per partiture di ampio respiro, fossero di origine classica o digitale, non sarebbe una novità per i Pantheist, che nel tempo sono diventati sempre più una band incentrata sulle tastiere e possenti note d’organo soprattutto; nel caso specifico, le contemplazioni quasi virate all’ambient, all’astrattismo, alla synth music raffinata e indefinibile, prendono il sopravvento per molti minuti, spingendo la musica di “Closer To God” lontana dal metal.
Non stupisce leggere che l’album fosse pensato in origine come un’unica composizione in più atti, accostandosi allo splendido EP “Aes” degli Skepticism: il risultato finale, difatti, rimanda a una sua organicità intrinseca data dal ritorno costante di alcuni temi sonori, magari con piccole variazioni e coloriture differenti da una traccia all’altra. La componente death-doom si fa comunque notare per la sua speciale sacralità, dorature ecclesiastiche che grazie all’impeto lirico di Kostas e al trasporto del suo modo di cantare ci fanno immergere in atmosfere tra il misticismo ortodosso, scenari onirici e uno spiritualismo molto filosofico e introspettivo. L’esperienza sonora nel suo insieme è fascinosa, un poco macchinosa nei primi passaggi ma, come la quasi totalità della musica firmata da Panagiotou, dall’alto potere evocativo. Curato nei dettagli e pieno di piccoli preziosismi, “Closer To God” rimane però relativamente inespresso, per via del suo scivolare verso dimensioni rarefatte, in bilico tra post-rock, prog e una ricerca sinfonica un po’ troppo insistita. Anche “Seeking Infinity” pareva fermarsi con eccessiva indulgenza in attimi di calma immobili, ma a ciò si bilanciavano parentesi metal vibranti e coinvolgenti. Stavolta, invece, la sensazione di prolissità fatica ad andarsene e ci tiene un poco tiepidi nella valutazione complessiva. L’esperienza uditiva rimane rimarchevole e nient’affatto standard, anche se qualche sbadiglio, pure tra gli affezionati del materiale del musicista anglo-ellenico, potrebbe sollevarsi…

TRACKLIST

  1. Strange Times
  2. Erroneous Elation
  3. Wilderness
  4. Of Stardust We Are Made (and to Dust We Shall Return)
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