PANTHEIST – Pantheist

Pubblicato il 06/06/2011 da
voto
7.0
  • Band: PANTHEIST
  • Durata: 00:56:10
  • Disponibile dal: 04/01/2011
  • Etichetta: Grau Records
  • Distributore:

Alla luce del nuovo, omonimo album dei Pantheist, possiamo retroattivamente considerare il precedente e splendido “Journey Through Lands Unknown” un vero e proprio album di transizione, che ha traghettato il sound della band dal doom funereo ad una dimensione più eterea e “easy” come quella odierna. Se infatti già in quel lavoro erano presenti componenti progressive e gotiche che si allontanavano dal funeral tout court, in “Pantheist” queste ultime hanno preso il deciso sopravvento, relegando le atmosfere più cupe a pochi frangenti sparsi qua e là tra i sette brani che compongono il lotto. Detto en passant dell’ingresso in formazione del bassista Aleksej Obradovic al posto di Mark Boddossian, possiamo passare alla disamina del nuovo lavoro. Dopo un intro dove vengono già a galla tematiche gotiche e progressive, veniamo introdotti all’interno del lavoro da “Broken Statue”, che mette in mostra il nuovo amore dei belgi (trapiantati a Londra) per gli ultimi Anathema e per le loro atmosfere delicate ma mai banali; il brano infatti è una sorta di doom rock progressivo, molto calmo e quasi rilassante, con al proprio interno dei momenti settantiani di grandissimo pregio, grazie ad un ottimo lavoro di tastiere ad opera di Kostas Panagiotu. Notevole anche il break sinfonico centrale, peccato solo che alcune linee melodiche siano leggermente forzate ed il tutto risulti un po’ troppo ripetitivo. Le due tracce successive rappresentano il meglio del nuovo corso dei Pantheist e sono assolutamente esplicative della strada intrapresa dal quartetto. “The Storm” gode di un mood abbastanza oscuro e finalmente Panagiotu torna ad utilizzare anche il growl, accompagnato dal lento e maestoso incedere dell’organo. A metà brano si prende quota, grazie ad uno stacco prog piuttosto vivace e ad un finale dal sapore mediorientale dove si segnala anche la presenza di un sax che arricchisce ulteriormente il tutto. Di contro, invece, “Be Here” è una traccia di prog rock molto soffusa e delicata, estremamente melodica (siamo ai limiti del pop), che esplode in un chorus di raro impatto emotivo. Solo la voce pulita di Panagiotu ha qualche cedimento sulle tonalità più alte, ma il brano funziona che è una meraviglia. Sullo stesso canale, ma in maniera meno efficace, scorre la conclusiva “Live Through Me”, che pare un incrocio tra gli Anathema ed i Dream Theater di “Falling Into Infinity”. Stupisce invece come il songwriting dei Pantheist stecchi un po’ su coordinate a loro più care, come accade nella cupa ma indolore “4:59” e in “Brighter Days”, che recupera istanze più pesanti e maggiormente affini al funeral, miscelandole con quello che è il loro nuovo corso. Rispetto al precedente album, questo “Pantheist” è meno riuscito e dispone di meno frecce al proprio arco; però l’evoluzione dei ragazzi è stata notevole e siamo convinti che, dopo avere oliato per bene i meccanismi compositivi interni alla band, riusciranno a riservarci ancora delle grandi soddisfazioni.

TRACKLIST

  1. One Of These Funerals
  2. Broken Statue
  3. The Storm
  4. Be Here
  5. 4:59
  6. Brighter Days
  7. Live Through Me
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